T. Col. Umberto Adamoli
NEL ROMANZO DELLA VITA (MEMORIE)


Pagina 148
1-10- 20-30- 40-50- 60-70- 80-90- 100-110- 120-130- 140-150- 160-170

[Indice]

     Ma la buona podestessa se nulla ambiva per sé amava, però, di vedere esaltata l'opera dello sposo, per il quale solo viveva. E gli era con la sua intelligenza svegliatissima, con la sua cultura, con la sua saggezza, provvida di consigli.
     Qualche lavoro era stato condotto avanti o completato, come l'isolamento del Duomo, sogno secolare dei teramani, essendo stato liberato da tutte le casupole che ne nascondevano la monumentale bellezza. Ed era stato scoperto in parte l'importante teatro romano ed erano state demolite molte case vecchie e cadenti, che pesavano come un peccato sulla città. Nelle frazioni erano stati costruiti nuovi edifici scolastici, nuovi cimiteri, aperte nuove strade quando la nuova guerra, che sconvolgeva il mondo, giungeva a limitare prima e far sospendere dopo tanta fortunata proficua operosità. Intanto, a riconoscimento di quel poco che avevo fatto in una anno, di Motu Proprio Sovrano, ero insignito dell'onorificenza di commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia.

     La guerra che nel frattempo s'allargava, che coinvolgeva nei suoi vortici pure l'Italia, mi chiamava al disimpegno di altre opere, specialmente a favore degli sfollati, che giungevano a migliaia, con la loro miseria e i loro dolori, dalle città sconvolte dagli inumani bombardamenti.
     Anche dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, per dovere civico, per desiderio delle autorità, per concorde volere della cittadinanza tutta, rimanevo al mio posto. Non nascondo però che la caduta di quel regime m'aveva molto turbato.


[Pagina Precedente] - [Indice] - [Pagina Successiva]

Umberto