T. Col. Umberto Adamoli
NEL ROMANZO DELLA VITA (MEMORIE)


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     Sparivano, come sparivano le rondini in autunno, nella vastità azzurra del cielo, nella lontananza della bruna terra.
     Di queste gentili nomadi una è rimasta impressa nella mia memoria, in modo tale che, se fossi pittore, potrei ritrarla, come se mi stesse dinanzi, in tutti i suoi particolari, nella sua persona meravigliosa. Sedeva, sul piroscafo, in prima classe, vicino ad un uomo anziano, non so se fosse padre o marito. Dopo un giuoco di sguardi, che andavano dalla curiosità alla languidezza, si moveva, mi si avvicinava, mi parlava.
     Poteva avere venticinque anni, ed era una di quelle bellezze inglesi raro ad incontrarsi, ma anche raro a superarsi. Alta era, morbida, flessuosa, perfetta nelle forme. Non era bionda, ma aveva i capelli bruni, ondulati, occhi grandi e dolci, su viso pallido vellutato, dalle perfette fattezze. Era bella nella bocca, nei denti di piccole perle, nel sorriso.

     Avrei voluto fermare quel miracolo di perfezione, come talvolta si vorrebbe fermare, nella commossa estasi, l'aurora che nasce, con riflessi divini, dai palpiti del mare.
     Ma anch'essa passava, come in un sogno delizioso, e non più tornava.
     Tornavano, invece, su quei piroscafi, più volte, due graziose principessine della casa imperiale d'Austria, poco più che adolescenti. Venivano ad intrattenersi con me, sotto gli occhi severi delle governanti. Le conversazioni, timide dapprima, erano divenute, poi, affabili, scherzose, quasi confidenziali.
     Innamorate? Molto bizzarro, come si sapeva, il cuore delle principesse austriache. In quei giovani cuori, però, vi poteva essere entusiastica ingenuità, non malizia.


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Umberto