Umberto Adamoli
NEL TURBINIO D'UNA TEMPESTA
(DALLE PAGINE DEL MIO DIARIO. 1943/1944)


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     Io osservavo e, per la mia carica, tacevo; ma il prefetto Elmo Bracali, da poco giunto dalle rovine di Napoli con molta esperienza, riteneva d'intervenire, per dare qualche utile consiglio. Il capitano Bianco, al quale parlava, presente il Bologna, pareva che non disdegnasse i suggerimenti; ma una volta fuori della Prefettura faceva a suo modo, e prendeva anche lui la via della montagna.
     Accorrevano, inoltre, ad ingrossare quelle bande, essendosi divulgata la notizia della loro costituzione, anche stranieri, tra cui qualche ufficiale, fuggiti dai campi, ove stavano o come internati, o come prigionieri.

     Tutto pareva che andasse conformemente ai disegni dei pił arditi. Ma in molti altri, non sembrando che i Tedeschi fossero disposti ad andarsene, non tardavano a sorgere dubbi e preoccupazioni.

     La mattina del 25 dello stesso settembre, infatti, verso le ore cinque, piombava dalla Specola su Teramo, come tempesta, un battaglione autocarrato, al comando di un duro capitano prussiano. Occupata la cittą e disposto, nei punti pił importanti, un servizio di sicurezza, quei Tedeschi, dalla caserma Costantini, si recavano ad assediare quella dei carabinieri, nella quale era stata, effettivamente, organizzata la rivolta. Di lą, con il telefono, invitavano il maggiore Bologna, che era ancora in casa, a recarvisi subito, ciņ che faceva, senza preoccuparsi dei pericoli, cui poteva andare incontro.
     Dinanzi a quella caserma, contro la quale infieriva, pel momento, l'ira teutonica, prelevato dal mio gabinetto podestarile, da un drappello fortemente armato, comandato da un tenente, e caricato su un autocarro, tra la curiositą e i commenti del pubblico, ero condotto anch'io, come ostaggio, quale capo della cittą.


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Umberto