Giulio Adamoli
DA S. MARTINO A MENTANA
(Ricordi di un volontario garibaldino)


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     Guarii in pochi giorni, e fattemi impartire lezioni private dal sergente, fui ben presto alla pari, nella istruzione, coi migliori del plotone di coscritti cui appartenevo, e con essi, compiuto il corso e subito l'esame del colonnello, passai al battaglione, ed incominciai, altero del mio grado di soldato, a montare la guardia, andare alla provvista, pulire la camerata, prestare infine quei servigi di onore e di fatica inerenti alla nuova posizione.
     Tornarono a visitarmi in quel tempo, cioè verso la fine di aprile, mia madre e mio fratello, con la intenzione di fermarsi pochi giorni. Ma sorpresi dallo scoppio della guerra, restarono bloccati in Alessandria; ed io ebbi il piacere di passare gli ultimi giorni della guarnigione vicino ai miei diletti, e di raccogliere, partendo per il campo, il loro saluto quale fausto presagio.

     Naturalmente spendevo con loro tutte le ore che avevo disponibili, ed essi aiutavano me e i miei amici a sopportare le delusioni, che alle volte ci abbattevano il morale. Ogni giorno, in omaggio al proverbio milanese “temp de guerra ball come terra”, si diffondeva una notizia nuova, che noi candidamente accoglievamo per vera, desolati quando pareva ci si allontanasse dalla occasione di menar le mani, che era il supremo desiderio nostro, entusiasti addirittura quando pareva ci si avvicinasse. Per esempio, se correva la voce che gli austriaci avanzavano sopra Alessandria, diventavamo felici come principi, senza riflettere più in là, e ricadevamo nella inquietudine quando la voce si smentiva. E tanto più cresceva la nostra inquietudine quanto maggiore era il sospetto, insinuatosi non so come fra noi, che i granatieri dovessero rimanere sempre nella riserva. L'umorismo piemontese aveva perfino inventato, per esprimere la inazione a cui era destinata la brigata, un bisticcio, che si ripeteva ad ogni istante con quella insistenza, che è tutta propria delle masse dei soldati: “Andoumma a Pavia”, che suonava nello stesso tempo: “Andoummà pa via”, non ci moviamo.


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Umberto