Giulio Adamoli
DA S. MARTINO A MENTANA
(Ricordi di un volontario garibaldino)


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     Quegli invece, che ricordo sempre perfettamente, e la cui maschia figura, come allora la vidi, non mi si cancella più dalla mente, è re Vittorio Emanuele, che i soldati, con un sentimento indefinibile di affetto insieme e di orgoglio, chiamavano familiarmente Vittori, e che passò parecchie volte durante la campagna davanti alla fronte del reggimento, acclamato sempre con sincero entusiasmo da que' mille giovani petti.
     A formare il contingente, numerosissimo, dei volontari assegnati a' granatieri di Sardegna, avevano contribuito e nobili e popolani, letterati, artisti, studenti, operai delle città e lavoratori del contado. Fra' cento e cento, ricordo i fratelli Bazzoni e Tagliabue, Medici di Marignano, Caj, Brusa, Porta, Torri, Guidotti, Biffi, Agrati, Papetta, Bari, Chiala. Soltanto della mia provincia natale rammento Antonio Nessi, Emilio Bonizzoni, Achille Franchi, Ezechiele Trombetta con il fratello Fortunato, morto combattendo, i tre Pagani, i tre Corti, i due Gatti, i due Martinez, di Como; Cesare Bizzozero e De Gianni, di Varese; Cesare Cadario, che si battè tanto valorosamente il 24 giugno, e Roncari, di Besozzo; i fratelli De Vecchi, di Gavirate; i fratelli Torri-Tarelli, di Lecco.

     Le tradizioni di rivalità regionale, che serpeggiavano ancora nelle nostre file col loro spirito mordace, attribuivano ad ogni gruppo attitudini e tendenze speciali. Si diceva, per esempio, che i lombardi, bonari e compiacenti, tolleranti dei disagi, discutevano e ragionavano troppo; che sotto l'aria modesta nascondevano un gran desiderio di essere altamente apprezzati, e di nulla si dolevano più che dell'essere noncurati. Si dicevano arguti i toscani, ma scansafatiche, appassionati i romagnoli, riluttanti alla disciplina i genovesi, loquaci i veneziani. Nei piemontesi riconoscevamo le nature meglio equilibrate per la milizia, ma anche le meglio atte a farsi valere. Dopo pochi mesi però tutti avevano egualmente dimostrato di poter diventare buoni soldati. La intimità della caserma e del campo, che accomunava, senza distinzione di regioni e di ceti, elementi sino allora estranei gli uni agli altri, ne smussava gli angoli, ne vinceva le prevenzioni, e sostituiva, a breve andare, la reciproca fiducia al riserbo inevitabile de' primi giorni. E così da pertutto, in tutti i reggimenti dell'esercito combattente. Prezioso risultamento, che esercitò non poca influenza nelle campagne successive e sui futuri destini d'Italia.


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Umberto