Benito Mussolini
Storia di un anno. Il tempo del bastone e della carota


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     Erano esattamente le 17 e 20 quando il re accompagnò Mussolini sulla soglia della casa. Era livido e sembrava ancora più piccolo, quasi rattrapito. Strinse la mano a Mussolini e rientrò. Mussolini scese la breve scalinata e avanzò verso la sua automobile.
     A un tratto un capitano dei carabinieri lo fermò e gli disse testualmente: «S. M. mi incarica di proteggere la vostra persona». Mussolini fece ancora atto di dirigersi verso la sua macchina, ma il capitano, indicando un'auto-ambulanza che stazionava vicino, gli disse: «No. Bisogna salire qui». Mussolini montò sull'auto-ambulanza e con lui il segretario De Cesare. Insieme col capitano salirono un tenente, tre carabinieri e due agenti in borghese che si misero sullo sportello d'ingresso, armati con fucili-mitragliatori. Chiuso lo sportello, l'autoambulanza partì a grande velocità. Mussolini pensava sempre che tutto ciò accadesse per proteggere, come aveva detto il re, la sua "incolumità personale". Dopo una mezz'ora di corsa, l'auto-ambulanza si fermò a una caserma di carabinieri. La palazzina aveva le finestre chiuse, ma Mussolini poté vedere che era circondata da sentinelle con baionetta inastata, mentre un ufficiale sedette in permanenza nella stanza attigua. Qui Mussolini restò circa un'ora e quindi, sempre nell'auto-ambulanza, fu portato nella caserma allievi-carabinieri.
     Erano le 19. Il vice-comandante della Scuola parve emozionato quando lo vide arrivare ed ebbe parole generiche di simpatia. In seguito fu accompagnato nella stanza adibita ad ufficio del comandante la Scuola, colonnello Tabellini, mentre nella stanzetta vicina si mise di guardia un ufficiale.