Benito Mussolini
Storia di un anno. Il tempo del bastone e della carota


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     «Il voto del Gran Consiglio è tremando. Diciannove voti per l'ordine del giorno Grandi: fra di essi quattro Collari dell'Annunziata. Voi non vi illudete certamente sullo stato d'animo degli Italiani nei vostri riguardi. In questo momento voi siete l'uomo più odiato d'Italia. Voi non potete contare più su di un solo amico. Uno solo vi è rimasto, io. Per questo vi dico che non dovete avere preoccupazioni per la vostra incolumità personale che farò proteggere. Ho pensato che l'uomo della situazione è, in questo momento, il Maresciallo Badoglio. Egli comincerà col formare un Ministero di funzionari, per l'amministrazione e per continuare la guerra. Fra sei mesi vedremo. Tutta Roma è già a conoscenza dell'ordine del giorno del Gran Consiglio e tutti attendono un cambiamento».
     Mussolini rispose: «Voi prendete una decisione di una gravità estrema. La crisi in questo momento significa far credere al popolo che la pace è in vista, dal momento che viene allontanato l'uomo che ha dichiarato la guerra. Il colpo al morale dell'Esercito sarà serio. Se i soldati —f alpini o no — non vogliono più fare la guerra per Mussolini non ha importanza, purché siano disposti a farla per voi. La crisi sarà considerata un trionfo del binomio Churchill-Stalin, soprattutto di quest'ultimo che vede il ritiro di un antagonista da venti anni in lotta contro di lui. Mi rendo conto dell'odio del popolo. Non ho avuto difficoltà a riconoscerlo stanotte in pieno Gran Consiglio. Non si governa così a lungo e non si impongono tanti sacrifici senza che ciò provochi risentimenti più o meno fugaci e duraturi. Ad ogni modo io auguro buona fortuna all'uomo che prenderà in mano la situazione».