Le lettere raccontano... (epistolario di famiglia)

La morte di Federico Adamoli (1946)

La vita di Federico

        Esattamente ottant'anni fa, il 14 luglio 1946, scomparve dopo una lunga malattia a 59 anni mio nonno Federico Adamoli, (necrologio) lasciando nella totale costernazione i fratelli e la sua famiglia: la moglie Annunziata, i figli Dina (sposata con Carlo Eugeni e madre di Franco, in quel tempo di 6 anni), Giovanni, Concetta, Italia e Fernanda, la più piccola (all'epoca 25enne), che a noi nipoti più volte raccontò del forte legame che la univa al padre, e di come deperì fisicamente in seguito alla sua morte (nelle foto di quel periodo infatti appare molto dimagrita). Anche Italia va incontro ad un esaurimento, arrivando a pesare poco più di 40 chili. Il fratello Umberto, il giorno del funerale (16 luglio) scrive a Ciriaco, che vive in Argentina a Buenos Aires, annunciandogli:

        “Carissimo Ciriachino, proprio in questo momento torno dal camposanto, ove ho accompagnato Federico, il nostro caro fratello, l'ultimo dei maschi, uno dei migliori per bontà, rettitudine, educazione, gentilezza d'animo. Quella malattia, di cui ti ebbi a parlare nella lettera dell'anno scorso, pareva, con una operazione, fosse stata superata. Due mesi or sono ricompariva più violenta, senza che la scienza medica vi potesse più intervenire efficacemente. [...] Un altro fratello, così, viene a mancare in quella numerosa schiera, che per venti giorni soltanto fu tutta riunita là, nella casa di Rocciano, in quel tempo in cui la sventura non aveva ancora iniziata la sua nefasta operosità contro di noi. Ogni scomparsa porta con sé nella tomba una parte di noi, e ci fa rimanere lungamente pensosi sul triste destino umano. Si vorrebbe talvolta gridare: basta. Ma subito si pensa che il tempo è inesorabile, che nella sua corsa, senza sosta, tutto travolge, tutto annienta.”

        Per recuperare la salute Fernanda e Italia vengono accolte dagli zii Umberto e Clarice, nella loro abitazione di Silvi. A testimonianza del periodo immediatamente successivo a questo grave lutto ho trovato altre tre lettere: la prima scritta all'inizio di agosto da Dina, che è andata con la famiglia a trascorrere un periodo di vacanza a Tortoreto, in una casa isolata e in una spiaggia dove il loro ombrellone è l'unico della zona. La seconda lettera è scritta a fine settembre da Italia, dalla casa degli zii a Silvi: riferisce ai familiari del soggiorno e di come si stia rimettendo in salute. In ordine di tempo la terza lettera è quella scritta da Fernanda, da Teramo, alla fine di ottobre; scrive agli zii Umberto e Clarice, dopo essere ritornata dal soggiorno ristoratore di Silvi, dove ha trascorso un periodo di "calma e di spensieratezza assoluta". Anche per Fernanda il periodo trascorso a Silvi dagli zii ha un benefico effetto sulla sua salute; al suo ritorno a Teramo la nipote scrive una lettera per ringraziare Umberto e Clarice dell'ospitalità e del conforto ricevuto.
        Pubblico queste tre lettere e alcune fotografie dove Annunziata e le figlie vestono a lutto.



       Teramo 3 VIII 946

       Mamma carissima,
       i giorni cominciano già a trascorrere rapidamente, specialmente i primi sono volati nel lavoro di assestazione. Disfare i non pochi bagagli e sistemare tutta la roba è stato certo un bel lavoro! Ora sembra che tutto sia a posto. Certo che non è la nostra casa e mancano parecchie cose. Mancano posate, piatti, tazze, bicchieri. Tutto è in proporzione assai ridotta. In compenso i padroni di casa appaiono molto gentili e disposti a fornirci di quelle cose che mancano qualora se ne presentasse il bisogno. Ad ogni modo sarei grata a Concettina se, prima di venire, passasse da casa nostra e prendesse il piatto di alluminio di Franco (trovasi nella credenza della cucina al piano di sotto) e due tazze da latte (al piano di sopra). La chiave di casa l'ha la comare Giselda. Concettina quando ha deciso di venire? Io l'attendo con ansia come pure attendo gli altri. Vedremo poi chi mi accontenterà. Anche tu, cara mamma, comincia a prepararti per venire quaggiù qualche giorno. La nostra casa è perfettamente isolata e pare più di stare in campagna che al mare. Anche il nostro ombrellone è solo e non c'è proprio nessuno attorno. Siamo quindi perfettamente soli. Tortoreto è proprio la spiaggia che fa per noi. Alla sera, dopo cena, si potrebbe andare in giro anche in sottoveste, poiché c'è un perfetto oscuramento. Un po' d'illuminazione c'è solo al centro, ma noi ne siamo abbastanza lontani e nessuno ci disturba.
       Eccetto la Cervini, non ho visto ancora nessuno di Teramo. Del resto non vado mai in giro poiché o sto a casa o sotto l'ombrellone. Franco è all'ennesima potenza della felicità. Beato lui! Si aggira da padrone fra terra e acqua, i due elementi proibiti, e ride, ride, da solo, come un pazzo.
       Oggi, assieme al cugino Mario Anastasi, ha fatto il primo bagno. Un bagno molto breve, si capisce. Non ha avuto alcuna paura. Ha una pelle molto dura e s'è arrossato pochissimo, eccetto che nel viso. Tende più a farsi bruno che rosso. Carlo invece è come un gambero e non sa più da che parte girarsi. E' stato più duro il figlio che il padre. Vi attendo tutti e al più presto. Bacioni cari. Vi penso sempre e desidero tanto avervi un po' con me.
       Baci da Franco
       Dina

       Cari saluti a tutti da Carlo




       Silvi 25-9-946

       Carissima mamma,
       ho tardato un po' a scriverti più a lungo, perché so che non puoi essere in pensiero. Le giornate che passo con gli zii sono veramente deliziose. L'unico mio pensiero è quello di mangiare e dormire molto. Se mi alzo un po' più presto, si apre una porta di destra: è zia Clarice, che mi fa rimettere a letto oppure si apre la porta di sinistra: è la Sig. Irma, che mi viene a richiudere la finestra e mi dice: "zitta tu, pensa a dormire..." I duetti fra me e la signorina, te li racconterà meglio la Sig. in particolare non appena verrà a Teramo.
       A pranzo e cena piatti abbondanti, sto facendo cura di pesce, uova fresche, uva, in una parola cura di tutto. Lo zio Umberto poi mi riempie di tanto in tanto il bicchiere di vino. Gli zii mi dicono che se non aumento almeno di 8 chili non mi lasciano tornare. Il mio peso era di 42 chili. Io già mi sento bene, e non sento più quella solita pesantezza di testa. Il mare è calmo ed ho già fatto un bagno. Il pacco arrivò subito e ti ringrazio tantissimo. E tu, cara mammina, come stai? L'altarino di papà è sempre ben accomodato? Ti sono sempre tanto vicina e per ora ti lascio con un bacio grande grande.

       Fernanda. Le comari vengono spesso a casa? Stanno bene? Tanti cari baci anche a loro. Cordiali saluti a Carlo, sorelline e fratello, il vostro lavoro come va? Le scuole quando si riapriranno? E gli esami sono già cominciati? Ti ringrazio cara Concettina, per quello che mi hai inviato, cerca però di comprarmi un fazzoletto nero, come quello tuo e di mandarmelo, così quello tuo non te lo sciupo (l'ho messo una sola volta.... poi tu prepara il conto di tutto...) E quelle spese per me e Tatà le facesti con Dina? E tu, cara Dedè, sei ancora inquietata con me? Tutto passato vero? Il diavoletto di Franco che fa? E Tatà? Ti raccomando cara sorellina di non strapazzarti molto, se sapessi come sono preoccupata per te... Ecco qua son pronta io e trotti, trotti... Quando torni in paese?
       Vi prego di farmi un pacchetto, che potrebbe portare Giovannino oppure che Giovannino potrebbe consegnare al Mag. Bologna quando verrà domenica. In questo pacchetto metterete: la cintura igienica che troverai nel mio primo cassetto della camera nostra.
       Il matrimonio come riuscì? Molti tait e frack?
       Tu, cara Concettina, mi giustifichi presso il preside dicendo che il dottore mi ha ordinato di cambiare aria per il mio forte esaurimento?


       Teramo 21 ottobre 1946

       Carissimi zii,
eccomi a Teramo, ma sono ancora tra voi spiritualmente. Le giornate passate a Silvi, giornate di calma e di spensieratezza assoluta, resteranno per me indimenticabili.
Soltanto da voi ho potuto trovare quel riposo, di cui avevo tanto bisogno, dopo un periodo così triste. Fra voi, sempre tanto premurosi e buoni con me, sono rinata. Partì una Fernanda pallida, dimagrita ed è tornata una Fernanda colorita ed irrobustita. Mamma, Dina e Concettina (Italia non l'ho trovata, perché partita poche ore prima per Ripe) hanno avuto un'ottima impressione. Stai proprio benissimo, hanno detto, finalmente rivediamo Fernanda di una volta. Tutto questo naturalmente per merito vostro e della cara signorina Irma, sempre troppo buona con me e tanto gentile. Non ho saputo dirvi a voce, né ora so farvi comprendere la mia infinita riconoscenza. Le parole a volta non dicono tutto, né riescono ad esprimere ciò che sentiamo nel più intimo del nostro animo. Di una cosa però potete essere certi, che vi voglio immensamente bene.
        Si avvicina la sera. Vi sto scrivendo nella camera di Mamma. Il lumicino e l'immagine del Caro Babbo mi tengono compagnia.
        Il mio pensiero corre a voi. Ricordo. La tavola è pronta e si cena. Riodo le vostre voci. - Mangia su, mangia ancora e poi bevi un pochino. Non disubbidire, perché altrimenti dovrai riconfessarti. - Si parla, si ride e poi.... in carrozza, signori, si parte.... E' bello fare un pisolino, prima di andare a letto. Le ore passano.... una battuta di mano. - Sveglia su, stiamo per arrivare. E' lo zio Umberto, la zia sorride e la signorina Irma dice: - Su, su a letto, che è tardi.
        Un caro bacio ed abbraccio alla zia, allo zio e alla signorina Irma.
        Buona notte a tutti ed arrivederci a domani.
       
       








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