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Nono di 11 figli (venuti al mondo nell'arco di ben 22 anni, tra il 1870 ed il 1892), Federico Adamoli nasce a Tempera, nei pressi dell'allora comune di Paganica (L'Aquila), il 27 ottobre 1887, da Gelasio e Carolina Marotta. Tempera è il luogo di origine della nonna paterna Doralice Strina, e qui i genitori di Federico giungono da Teramo nel 1883, dopo essere tornati dalla Campania già nel 1872 (i due si erano infatti conosciuti e sposati a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno durante il servizio militare di Gelasio).
Il padre Gelasio
Con la morte del padre Gelasio, avvenuta nel 1899, la famiglia si frantuma e Federico, non ancora in età da lavoro, rimane a Giffoni con le sorelle più piccole; con la morte poi della madre nel 1904 le sorelle emigrano in America (dove già risiedevano Giuseppe e Ciriaco) mentre Federico segue per qualche tempo il fratello Umberto a Firenze, dove questi svolge servizio nella Guardia di Finanza: la convivenza in Toscana sviluppa tra i due fratelli un legame speciale. Umberto cerca di preparare il futuro a Federico e ne realizza il ritorno a Teramo, dove lo zio Aldobrando gestiva un negozio di ferramenta, nel quale aveva in precedenza lavorato l'altro fratello Vincenzo, che aveva poi lasciato la città. Nelle memorie personali Umberto descrive il ritorno di Federico a Teramo, avvenuto nello stesso 1904: "Sapevo che questo zio, dopo la partenza di Vincenzo, era rimasto con estranei nell'azienda; pensavo, quindi, di mandarvi Federico. Gli scrivevo, di conseguenza, una lettera molto commovente. E Federico partiva con una valigetta, con un po' di biancheria ed un impermeabile nuovo, che gli avevo acquistato presso una cooperativa. Giungeva a Teramo, secondo il piano stabilito, quando lo zio aveva ancora nelle mani la lettera, ricevuta poco prima. Brontolava un po' nel vedere entrare il nipote, ma il mio scritto aveva operato beneficamente sul suo animo. Federico, trattenuto, si metteva sulla via del suo avvenire". La convivenza tra zio e nipote non era sempre tranquilla, a causa del carattere esigente di Aldobrando: tra i due, che abitavano sotto lo stesso tetto, si creavano alcuni attriti che il fratello Umberto si sforzava di ricomporre.
Federico da ragazzo
Alla fine del 1911 la serenità familiare viene scossa da un evento importante: nella casa abitata da Federico, dallo zio Aldobrando e dalla di lui moglie Ambrosina Di Febo, viene accolta la nipote Annunziata, studentessa delle scuole magistrali e prossima al diploma, rimasta sola dopo la morte della mamma Diana Ridolfi. I due cugini sono entrambi orfani dei genitori, ed in particolare Annunziata perse il padre ad appena un anno di vita. Annunziata ha 19 anni, Federico ne ha 24. I due presto si innamorano, provocando in casa un putiferio. La reazione dello zio Aldobrando è fortissima: questi cade in uno stato di profonda prostrazione, che lo induce a mettere i cugini innamorati fuori la porta di casa. Il fratello Umberto, in servizio a Grosseto, è urgentemente richiamato con un telegramma, per ricomporre la situazione. Lo zio Aldobrando giunge persino a chiedere al nipote ufficiale - inutilmente - di ritirarsi dal servizio, assicurandogli la donazione di tutta la sua roba. Frattanto Annunziata viene accolta dalle sorelle Urbani, mentre Federico è ospitato in casa Fraticelli. Nei giorni in cui l'idillio tra i cugini è stato scoperto Federico scrive insistentemente ad Annunziata, usando anche delle espressioni in codice: "Teramo, 29/11/1911. Il mio pensiero è sempre rivolto a te, la tua cara immagine mi è sempre davanti agli occhi, ed io più ti adoro, più ti amo da impazzire. E tu? Stai tranquilla e pensami sempre, sempre. Tuo aff.mo Federico". "Teramo, 9 dicembre 1911. Annunziatina mia, non puoi immaginarti che giornata triste ho trascorso, però sempre coraggio, non dobbiamo avvilirci per un incidente già avvenuto. Adesso comprendo quanto tu mi sei cara, e dovrò adorarti come una reliquia perché per me sopporti tutto. Segue lettera. Affettuosissimi saluti dal tuo sempre Federico". L'amore tra i cugini, travolgente, supera la barriera del vincolo parentale: i due, autorizzati dalle leggi civili e religiose, si sposano il 3 agosto 1912.
Annunziata e Federico con i primi due figli, Diana e Giovanni
La famiglia di Federico si allarga molto rapidamente, e dopo Diana (nata nel 1913), giungono Giovanni (1914), Concetta (1915) e Italia (1917). Allo scoppio della prima guerra mondiale, la chiamata alle armi per Federico giunge nel maggio 1916, dopo che alla leva del 1908 era stato riformato per una grave forma di anemia. Per il servizio viene distaccato a Roma, nella Caserma Nuova, presso il 6° Reggimento Genio Ferrovieri, 2° Compagnia Automobilisti, dove rimane fino a dicembre del 1917, quando parte per l'Albania (Zona di Guerra a.m.). Tra gennaio e luglio 1917 ottiene la promozione prima a Caporale, quindi a Sergente. Partecipa alle campagne di guerra in Albania del 1917 e del 1918, dove gli viene affidato il comando della 50° Sezione Fotoelettrica. Nel giugno 1918 contrae la malaria sempre in Albania, e la malattia lo costringe pure a lunghi ricoveri ospedalieri nel 1919, a Teramo e a Chieti. Congedato definitivamente nell'aprile 1919, viene decorato con la Croce di Guerra e con la Medaglia Italo Austriaca.
Concetta, Italia, Diana, Fernanda e Giovanni
In famiglia l'importanza per l'educazione e la formazione professionale dei cinque figli è veramente grande, ed i sacrifici compiuti dai genitori sono enormi, considerati anche i tempi. Oltre alla formazione scolastica, tutti i figli ricevono una sia pur minima educazione musicale, e Giovanni svolge anche una sporadica attività come violinista. Un primato tutto particolare di questa famiglia è stato quello di avere avviato tutti e cinque i figli all'insegnamento scolastico (la mamma Annunziata è stata insegnante elementare), e con grande sacrificio si riesce ad assicurare loro la frequenza universitaria al di fuori dall'Abruzzo: Diana si laurea in Lettere a Roma nel 1936 e diventa professoressa di Lettere; Giovanni si laurea in Economia e Commercio nel 1937 e diventa prima professore di Ragioneria quindi Preside; Concetta si laurea in Lettere a Roma nel 1940 e diventa anch'essa professoressa di Lettere; Italia esercita come insegnante elementare mentre Fernanda, ammessa all'Accademia di Orvieto a soli 17 anni, diventa professoressa di Educazione Fisica (inizia la professione a Reggio Calabria a soli 20 anni, nell'ottobre 1941). I proventi dal negozio di ferramenta non sono sufficienti (e l'attività commerciale va incontro anche a gravi dissesti finanziari) e i fratelli si aiutano reciprocamente per garantirsi la continuità negli studi universitari, cementando ulteriormente il legame familiare: alla conclusione dell'università Giovanni, che ha soggiornato a Genova per l'intero corso di laurea, a costo di enormi sacrifici, promette di mettere a disposizione il proprio futuro stipendio per lo studio delle sorelle; la stessa Fernanda ha potuto frequentare il corso triennale dell'Accademia di Orvieto anche grazie al sostegno della sorella Italia.
Federico al lavoro nell'ufficio della ferramenta |