Federico Adamoli

La vita

Nono di 11 figli (venuti al mondo nell'arco di ben 22 anni, tra il 1870 ed il 1892), Federico Adamoli nasce a Tempera, nei pressi dell'allora comune di Paganica (L'Aquila), il 27 ottobre 1887, da Gelasio e Carolina Marotta. Tempera è il luogo di origine della nonna paterna Doralice Strina, e qui i genitori di Federico giungono da Teramo nel 1883, dopo essere tornati dalla Campania già nel 1872 (i due si erano infatti conosciuti e sposati a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno durante il servizio militare di Gelasio).

A Teramo il padre di Federico aveva ripreso la gestione della ramiera di Villa Tordinia, a più di vent'anni dalla conduzione del padre Giuseppe Maria, sin dalla apertura della fonderia nel 1857; il trasferimento nell'aquilano, dove nasce Federico, si registra quindi nel 1883, in seguito alle vicissitudini familiari che negli anni avevano costretto la famiglia a vari spostamenti tra Teramo, L'Aquila e Giffoni.

Poco dopo la nascita di Federico, in seguito alla morte della nonna Doralice, avviene nel 1888 il nuovo rientro a Teramo e la famiglia si stabilisce a Rocciano. In questi tempi la numerosa famiglia si trova riunita per la prima volta con tutti gli undici figli. Il padre di Federico costituisce una società con il fratello Giovanni per la gestione della ramiera: Gelasio si occupa del lavoro in fonderia, mentre Giovanni cura gli aspetti commerciali in città. Gli anni tra il 1889 ed il 1891 sono i più felici della famiglia, sin quando i primi problemi di salute del padre di Federico si ripercuotono sull'attività lavorativa e sulla quiete familiare: Gelasio è costretto a sospendere il lavoro e la stessa società si scioglie. Le conseguenti gravi ripercussioni finanziarie costringono infine la famiglia a tornare nuovamente a Giffoni Vallepiana, dove la mamma Carolina aveva ancora la proprietà di una parte della casa paterna.


Il padre Gelasio



Uno scorcio d'epoca di Giffoni Valle Piana (Salerno)

Con la morte del padre Gelasio, avvenuta nel 1899, la famiglia si frantuma e Federico, non ancora in età da lavoro, rimane a Giffoni con le sorelle più piccole; con la morte poi della madre nel 1904 le sorelle emigrano in America (dove già risiedevano Giuseppe e Ciriaco) mentre Federico segue per qualche tempo il fratello Umberto a Firenze, dove questi svolge servizio nella Guardia di Finanza: la convivenza in Toscana sviluppa tra i due fratelli un legame speciale. Umberto cerca di preparare il futuro a Federico e ne realizza il ritorno a Teramo, dove lo zio Aldobrando gestiva un negozio di ferramenta, nel quale aveva in precedenza lavorato l'altro fratello Vincenzo, che aveva poi lasciato la città. Nelle memorie personali Umberto descrive il ritorno di Federico a Teramo, avvenuto nello stesso 1904: "Sapevo che questo zio, dopo la partenza di Vincenzo, era rimasto con estranei nell'azienda; pensavo, quindi, di mandarvi Federico. Gli scrivevo, di conseguenza, una lettera molto commovente. E Federico partiva con una valigetta, con un po' di biancheria ed un impermeabile nuovo, che gli avevo acquistato presso una cooperativa. Giungeva a Teramo, secondo il piano stabilito, quando lo zio aveva ancora nelle mani la lettera, ricevuta poco prima. Brontolava un po' nel vedere entrare il nipote, ma il mio scritto aveva operato beneficamente sul suo animo. Federico, trattenuto, si metteva sulla via del suo avvenire". La convivenza tra zio e nipote non era sempre tranquilla, a causa del carattere esigente di Aldobrando: tra i due, che abitavano sotto lo stesso tetto, si creavano alcuni attriti che il fratello Umberto si sforzava di ricomporre.


Federico da ragazzo

Alla fine del 1911 la serenità familiare viene scossa da un evento importante: nella casa abitata da Federico, dallo zio Aldobrando e dalla di lui moglie Ambrosina Di Febo, viene accolta la nipote Annunziata, studentessa delle scuole magistrali e prossima al diploma, rimasta sola dopo la morte della mamma Diana Ridolfi. I due cugini sono entrambi orfani dei genitori, ed in particolare Annunziata perse il padre ad appena un anno di vita. Annunziata ha 19 anni, Federico ne ha 24. I due presto si innamorano, provocando in casa un putiferio. La reazione dello zio Aldobrando è fortissima: questi cade in uno stato di profonda prostrazione, che lo induce a mettere i cugini innamorati fuori la porta di casa. Il fratello Umberto, in servizio a Grosseto, è urgentemente richiamato con un telegramma, per ricomporre la situazione. Lo zio Aldobrando giunge persino a chiedere al nipote ufficiale - inutilmente - di ritirarsi dal servizio, assicurandogli la donazione di tutta la sua roba. Frattanto Annunziata viene accolta dalle sorelle Urbani, mentre Federico è ospitato in casa Fraticelli. Nei giorni in cui l'idillio tra i cugini è stato scoperto Federico scrive insistentemente ad Annunziata, usando anche delle espressioni in codice: "Teramo, 29/11/1911. Il mio pensiero è sempre rivolto a te, la tua cara immagine mi è sempre davanti agli occhi, ed io più ti adoro, più ti amo da impazzire. E tu? Stai tranquilla e pensami sempre, sempre. Tuo aff.mo Federico". "Teramo, 9 dicembre 1911. Annunziatina mia, non puoi immaginarti che giornata triste ho trascorso, però sempre coraggio, non dobbiamo avvilirci per un incidente già avvenuto. Adesso comprendo quanto tu mi sei cara, e dovrò adorarti come una reliquia perché per me sopporti tutto. Segue lettera. Affettuosissimi saluti dal tuo sempre Federico". L'amore tra i cugini, travolgente, supera la barriera del vincolo parentale: i due, autorizzati dalle leggi civili e religiose, si sposano il 3 agosto 1912.

Con il matrimonio la moglie Annunziata, conseguito il diploma magistrale nel settembre 1911, intraprende l'insegnamento a Rocciano dove la famiglia si stabilisce; Federico invece riapre il negozio già fondato da Diana Ridolfi dopo la separazione dal cognato Aldobrando; nella ferramenta entra presto anche il fratello Giuseppe, che rientra dall'Argentina con la sua numerosa famiglia. La società tra i fratelli viene costituita nel settembre 1913, all'indomani della nascita della figlia primogenita Diana. La ditta "G. & F. Fratelli Adamoli" era inizialmente ubicata in Via del Tribunale n. 22, all'angolo di Palazzo Delfico); già nell'ottobre 1919 era invece stata trasferita in Corso Trivio 24-26 (poi 28-30), dove c'erano l'ufficio e il negozio di vendita, mentre in Largo Porta Reale 14-16-18 era dislocato il deposito.


Annunziata e Federico con i primi due figli, Diana e Giovanni

La famiglia di Federico si allarga molto rapidamente, e dopo Diana (nata nel 1913), giungono Giovanni (1914), Concetta (1915) e Italia (1917). Allo scoppio della prima guerra mondiale, la chiamata alle armi per Federico giunge nel maggio 1916, dopo che alla leva del 1908 era stato riformato per una grave forma di anemia. Per il servizio viene distaccato a Roma, nella Caserma Nuova, presso il 6° Reggimento Genio Ferrovieri, 2° Compagnia Automobilisti, dove rimane fino a dicembre del 1917, quando parte per l'Albania (Zona di Guerra a.m.). Tra gennaio e luglio 1917 ottiene la promozione prima a Caporale, quindi a Sergente. Partecipa alle campagne di guerra in Albania del 1917 e del 1918, dove gli viene affidato il comando della 50° Sezione Fotoelettrica. Nel giugno 1918 contrae la malaria sempre in Albania, e la malattia lo costringe pure a lunghi ricoveri ospedalieri nel 1919, a Teramo e a Chieti. Congedato definitivamente nell'aprile 1919, viene decorato con la Croce di Guerra e con la Medaglia Italo Austriaca.

Con il ritorno alla vita civile la famiglia cresce ulteriormente, con l'arrivo di Fernanda (1921). Dopo l'ultima gravidanza Annunziata, a causa di problemi all'udito, è costretta a lasciare l'insegnamento e si dedica completamente alla numerosa famiglia, che alla nascita dell'ultimogenita ha già lasciato Rocciano e si è stabilita in città, dapprima in Via San Giuseppe e quindi in Chiasso Anfiteatro. Questi sono per Federico anni di grande impegno, dedicati interamente all'educazione dei figli e alla conduzione dell'attività commerciale, che viene gestita insieme a Giuseppe sino alla morte di questi, avvenuta nel gennaio 1932. A questa data avviene una scissione con i figli del fratello socio, che aprono un altro negozio di ferramenta, mentre Federico prosegue per proprio conto nello stesso negozio. Nonostante i numerosi impegni, non manca da parte di Federico la partecipazione alla vita pubblica: già intorno al 1930 è componente del Consiglio Federale della Federazione Provinciale Fascista dei Commercianti (dove è presidente del gruppo ferramenta-metalli); è componente del Consiglio Direttivo della Fratellanza Artigiana (dove è vice presidente della Cassa Mutua); è componente del Consiglio Direttivo della Sezione A.N.A.G. (Associazione Nazionale Arma del Genio) di Teramo "La Santa Barbara".

Concetta, Italia, Diana, Fernanda e Giovanni



I genitori Annunziata e Federico in spiaggia a Silvi

In famiglia l'importanza per l'educazione e la formazione professionale dei cinque figli è veramente grande, ed i sacrifici compiuti dai genitori sono enormi, considerati anche i tempi. Oltre alla formazione scolastica, tutti i figli ricevono una sia pur minima educazione musicale, e Giovanni svolge anche una sporadica attività come violinista. Un primato tutto particolare di questa famiglia è stato quello di avere avviato tutti e cinque i figli all'insegnamento scolastico (la mamma Annunziata è stata insegnante elementare), e con grande sacrificio si riesce ad assicurare loro la frequenza universitaria al di fuori dall'Abruzzo: Diana si laurea in Lettere a Roma nel 1936 e diventa professoressa di Lettere; Giovanni si laurea in Economia e Commercio nel 1937 e diventa prima professore di Ragioneria quindi Preside; Concetta si laurea in Lettere a Roma nel 1940 e diventa anch'essa professoressa di Lettere; Italia esercita come insegnante elementare mentre Fernanda, ammessa all'Accademia di Orvieto a soli 17 anni, diventa professoressa di Educazione Fisica (inizia la professione a Reggio Calabria a soli 20 anni, nell'ottobre 1941). I proventi dal negozio di ferramenta non sono sufficienti (e l'attività commerciale va incontro anche a gravi dissesti finanziari) e i fratelli si aiutano reciprocamente per garantirsi la continuità negli studi universitari, cementando ulteriormente il legame familiare: alla conclusione dell'università Giovanni, che ha soggiornato a Genova per l'intero corso di laurea, a costo di enormi sacrifici, promette di mettere a disposizione il proprio futuro stipendio per lo studio delle sorelle; la stessa Fernanda ha potuto frequentare il corso triennale dell'Accademia di Orvieto anche grazie al sostegno della sorella Italia.

Gli impegni familiari, le preoccupazioni economiche, gli strascichi della malaria contratta in guerra, l'ansia per la prigionia del figlio Giovanni fiaccano precocemente la fibra di Federico, che nel 1945 si ammala gravemente. Sembra riprendersi, e in estate trascorre la sua convalescenza a Silvi, accanto al fratello Umberto; anche qui non manca di pensare alle questioni familiari e di lavoro, impartendo disposizioni al figlio Giovanni. La successiva recrudescenza della malattia lo conduce però ad immatura morte a soli 58 anni, avvenuta il 14 luglio 1946. IL fratello Umberto così lo ricorda nelle sue memorie: "Partisti giovane ancora, mio buon Federico, a me più vicino. Partisti quando la vita nuove luci aveva per te, nella serena tua bontà, nella squisita tua educazione, nelle tue nuove speranze. Partisti lasciando nel nostro animo un grande vuoto".

Federico al lavoro nell'ufficio della ferramenta




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