Giovanni Adamoli
L'allineamento monetario dell'ottobre 1936


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     Al 5 aprile, venti giorni dopo la riapertura delle banche, tutto l'oro perduto dalle Banche di Emissione dal gennaio al marzo (575 milioni di dollari) era stato ricuperato. Da allora in poi il risanamento di tutto il meccanismo bancario fu rapido e continuo, il che sta forse a dimostrare che ai trattò più che altro di un vero è proprio fenomeno di isterismo collettivo, e quale importanza rivesta il fattore psicologico in tutti i grandi problemi dell'economia e della finanza.
     Ciò malgrado, si rimaneva sempre in regime di corso forzoso, in quanto la convertibilità del biglietto non veniva ristabilita, e perciò per il 19 acrile il dollaro perdeva già, sui mercati esteri, circa il 13% in confronto alle altre valute auree. Il giorno 20, il Presidente proibiva qualsiasi esportazione d'oro, sino allora concessa dietro speciale licenza, e il Gold Standard veniva in conseguenza definitivamente a cadere. In pari data il Congresso votava il Thomas Emendment, col quale si autorizzava il Presidente a ridurre il contenuto del dollaro fino al 50% del suo peso d'oro, e a emettere per contro sino a 3 miliardi di dollari allo scopo di provocare un rialzo nei prezzi. L'opinione generale degli ambienti finanziari meglio informati era però allora, che il Presidente avesse accettato simili poteri semplicemente per tenere a freno la massa più scalmanata degli inflazionisti, ma che passata la burrasca, non se ne sarebbe mai avvalso, tanto che il dollaro sui mercati esteri migliorava e il 25 aprile perdeva solo l'11%. In realtà questa concezione era giustificata solo in parte perché il dollaro venne effettivamente svalutato più tardi del 40% circa. L'ottimismo sul dollaro fu però temporaneo. Le sfiducia dell'estero aumentava tanto più che il 7 maggio il Presidente annunciava la famosa abrogazione della clausola dell'oro nei contratti di obbligazione, che poi lo Corte Suprema doveva moralmente condannare.