Benito Mussolini
Vita di Arnaldo


Pagina 10 di 66       

%


     «13 gennaio. — Ci siamo presentati al 62° fanteria. Al nostro gruppo si aggiunge Beretta Roberto, insegnante a Lovere di Bergamo. Nel pomeriggio mi reco a Cortile San Martino a trovare la colonia profuga di Morsano. Pomeriggio interessante. Si riesumano episodi della fuga dolorosa dal Friuli, dolce e sacrificato».
     «15 gennaio. — Alle 10 ci danno il materiale, il vestiario, il corredo. Attacco il N. 62 sul berretto. Zaino in spalla per San Secondo Parmense, dove andiamo in distaccamento per istruirci».
     «17 gennaio. — La partenza di 180 uomini per la Macedonia ha portato lo scompiglio negli uffici e nelle camerate. I preparativi sono faragginosi. Con l'elmetto in testa i partenti sono soldati magnifici. I saluti sono cordialissimi, ma non vi sono né piagnistei né maledizioni».
     «18 gennaio. — Scrivo nel mio ufficio (fureria). Faccio diversi specchietti. L'organismo militare è un divoratore di carte, d'inchiostro, di finche. È forse una necessità indiscutibile. Leggo nell'ordine del giorno che è aperto un corso allievi ufficiali. Scrivo per procurarmi i documenti perché ho intenzione di esservi ammesso».
     «21 gennaio. — Giornata come le altre. Faccio un po' di propaganda per un po' più di fede tra i miei commilitoni».
     «24 gennaio. — Stamani vi è stata la consegna dei fucili. Cerimonia piatta. Hanno consegnato la più bella arma al soldato, senza una parola, un augurio, un incitamento».
     «26 gennaio. — A rompere la vita monotona della caserma è avvenuto un incidente. Un soldato, tale Cevasco Costantino — genovese — ha vibrato un forte pugno sulla testa del tenente Antonio Carugati. Non so se si tratti di un pazzo, di un epilettico, di un maniaco o di un delinquente. L'interrogatorio è stato serrato e drammatico. Ho dovuto estendere i verbali».