Pagina (147/275)
Pagina

Pagina (147/275)
|
Venti anni dopo (volume 2)
Alessadro Dumas (padre)
Fratelli Treves Editori Milano, 1929, pagine 272 |
Digitalizzazione OCR e Pubblicazione a cura di Federico Adamoli
Aderisci al progetto!
[Progetto OCR]
[ Testo della pagina elaborato con OCR ]
— 145 — ¦ :
__ g© la erodo! ne sono sicuro; se non fosse questo vi ' ingrazierei, perchè infine avete lavorato per noi. Io dunque vi rimprovero in suo luogo, il rimprovero sarà più dolce, credetemi; mi valgo, caro figliuolo, del privilegio accordatomi dal vostro tutore.
__ISTon vi capisco, — disse Raoul.
D'Artagnan si alzò, corse allo scrittoio prese una lettera e la presentò a Raoul.
Appena il giovine ebbe percorso quel foglio i suoi occhi si turbarono.
_ Oh, mio Dio! — diss'egli levando i begli occhi umidi
di lagrime su d'Artagnan. — Il conte è dunque partito da Parigi senza venire a trovarmi ?
_ Partì quattro giorni or sono, — disse d'Artagnan.
_ Ma pare dalla sua lettera, che vada incontro ad un
pericolo mortale.
— Oh! pericolo di morte! No, no, siate tranquillo! Viaggia per affari, e ben presto lo rivedrete; non avrete ripugnanza, spero, ad accettarmi, per interim?
— Oh, no, signor d'Artagnan, — disse Raoul, — voi siete un prode gentiluomo ed il conte di La Fère vi ama tanto !
— Ebbene, amate pure me ; io non vi darò fastidio, ma a patto che voi siate frondista, mio caro amico, e molto frondista.
— Ma, poss'io continuar a veder madama di Chevreuse?
— Lo credo bene, perdio ! ed anche il signor coadiutore e madama di Longueville; e se ci fosse il signor di Broussel che voi storditamente avete contribuito a far arrestare, io vi direi: Fate subito le scuse al signor di Broussel e abbracciatelo e baciatelo sulle guancie.
— Ebbene, signore, vi obbedirò, benché non vi comprenda molto.
— È inutile che comprendiate.
— Oh, — continuò d'Artagnan, volgendosi verso la porta che si apriva ; —ecco qua il signor du Vallon, co' suoi abiti
tutti lacerati.
— Sì, ma in ricambio, — disse Porthos tutto grondante di sudore e sporco di polvere, — in cambio ho lacerato molte pelli. Quegli straccioni volevano rubarmi la spada. Canchero ! che sommossa ! ma ne ho ammazzati più di venti col porno di Belisarda. Un dito di vino, d'Artagnan.
•— Mi rimetto a voi, — disse il Guascone empiendo il
Duìias. Venti anni dovo. — Il
10

|