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LIBRO PRIMO
Chi non ha i mezzi per soddisfare il sentimento del bello, visita le pubbliche pinacoteche, gallerie, musei; ma privati facoltosi non di rado posseggono tutto ciò che può soddisfare il gusto estetico e la curiosità artistica. Le spese , che essi fanno a tal riguardo non si può dir spreco, è lusso, è soddisfazione raffinata e signorile d'un sentimento che esiste anche negli animali, essendo noto il gusto artistico di parecchi animali che adornano i loro nidi, i loro rifugi con penne e pietruzze colorate.
d) Nella Scienza i consumi dei gabinetti sperimentali, spesso sono accusati di inutilità, come pure subisce tale accusa la manìa di stampare per ripetere quanto è già stato scritto e riscritto in altre opere scientifiche. Ma V albero della. Scienza ha sempre bisogno di ringiovanire, di rinascere sulle sue ceneri, mettendo in mostra quanto di nuovo ha escogitato il pensiero umano.
Gli Stati spendono non poco per le biblioteche, e così pure i Comuni ed i privati, ma non di rado acquistan libri inutili, mentre, se sanno spendere, soddisfano ad un logico bisogno collettivo.
e) Il culto. Parrebbe non si potesse parlare nè di lusso nè di spreco in questa struttura. Ma così non è. Il lusso nella religione cattolica si giustifica col fatto che Gesù-Cristo non rimproverò Maddalena quando, con unguenti profumati, volle ungergli il capo ed i piedi, ed anzi il Redentore, riprese quelli che rimproveravano la Maddalena. Il lusso nel culto si giustifica anche perchè, onde dare un' idea alta della divinità, occorrono grandiose manifestazioni esterne.
Le manifestazioni esterne, in modo raffinato del sentimento ascetico, è lusso ma non spreco. Sembra spreco il mantenimento a Roma di tanti templi cattolici, superiori al bisogno delle popolazioni; ma una gran parte di detti templi sono annessi ad Istituti che rappresentano nazionalità, regioni, e ciò pel fatto che Roma è anche la capitale mondiale della religione cattolica. Volendo si può non considerare spreco l'enorme consumo che si fa nelle funzioni religiose di cera, e luce elettrica, e le ingenti spese in canti e concerti orchestrali. Ciò però che non risponde allo spirito cristiano è la sperequazione negli assegni al personale ecclesiastico, in modo da permettere consumi esagerati a chi si trova in alcuni gradini della gerarchia ecclesiastica