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Storia popolare del progresso materiale negli ultimi cento anni

Gustavo Strafforello
Unione Tipografico-Editrice Torino Napoli, 1871, pagine 319

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   lavasi noli'ampolletta uno stecchino od una candeletta intrisa di zolfo, e la fiamma risultava dall'azione chimica dei due corpi.
   Queste ampollette regnarono per alcuni anni, finché ad un certo Honiberg parve ravvisare certi vantaggi in un surrogato del fosforo. Questo surrogato consisteva di una mistura di alume, farina e zucchero calcinati in un modo speciale; essa aveva la proprietà di pigliar fuoco esposta all'aria, e, pigliandone cautamente pezze-tini minuti da una fiala, si poteva sempre aver lume. Ma col fuoco non è facile procedere cautamente, e l'invenzione di Honiberg diede origine a molte dita scottate. Sorse allora un apparato di un carattere vieppiù scientifico, ma men adatto all'uso popolare. Si misero in combutta un piccolo serbatoio di vetri, una piccola provvista di gas idrogene, una colonna d'acqua sorretta da una valvola ed un elettroforo; e, mediante un piccolo hoctcspocus, si faceva si che una scintilla elettrica accendesse un getto d'idrogene. La pneumatica surrogò poi l'elettricità. All'estremità di una specie di siringa attaceavasi un pezzetto di legno e lo spingere a forza dello stantufo riscaldava per condensazione sì fattamente l'aria noi tubo che il legno si accendeva.
   Erano tutti apparati impraticabili e si tornò al sistema antico degli zolfanelli. I chimici dissero ai fabbricanti che una sostanza, denominata clorato di potassa, mescolata con zucchero e gomma scoppierebbe in fiamma se vi si facesse cader su una goccia d'acido solforico. Immediatamente furono fabbricati piccoli astucci contenenti un pezzetto d'asbesto immerso nell'acido solforico e parecchi stecchini intrisi in cima con una pasta contenente clorato di potassa; l'estremità dello stecchino premuta sull'asbesto umettato di acido solforico accendevasi. Codesti astucci costosi ma