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sando di starvi pochi giorni e vi rimase quasi tre mesi, cioè sino agli ultimi di giugno. Ivi, alle falde del Vesuvio, Egli fu circondato d'ogni genere di cortesie. Per lui si facevano raccolte di parenti e di amici, che la sera si abbandonavano alle danze, alle qua^j^^-StìBea prenderci parte, Egli si divertiva molto.
Col primo, diede l'estremo addio alla sua gioventù; col secondo, dopo aver deriso la dottrina della rivelazione, solennemente compianse la nullità delle cose umane.
4. — In quest'anno, gli fu dato a leggere quello che scriveva di lui il Tommaseo nell' Italia Parigina. Eccessivo nell'amore, Egli, per naturale reazione, lo diveniva anche nell'odio. Come s'incontrò col Poerio, cui il Tommasèo avea riconvertito al cattolicismo, pensò che a Parigi fosse stato assorto nella profonda sapienza di un asino italiano, anzi dalmata, chiamato Niccolò Tommasèo „. Questi, saputolo, disse:
Natura con un pugno lo sgobbò;
E, canta, disse irata, ed ei cantò.
Un maligno lo riferì al Leopardi. Eu per ciò naturale, che il Ranieri durasse fatica a reprimere gli sdegni giustificati dell'amico oifeso. Siccome poi il Tommasèo, in quella sua celebre Dichiarazione, che è una continuata antitesi di lodi e di biasimi, confessò, che le provocazioni erano partite da lui; è a credere che, nella solitudine della sua tarda vecchiaia, avrà certo sentito il rimorso di questa sua imperdonabile colpa.
5. — Nell'estate del 1836, il cholera minacciava Napoli da vicino. I sodali erano, alla fine di giugno, tornati a Capodimonte ; ma il Leopardi, impressionato del