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Il 1° usci nell'estate, e conteneva i Canti; il 2° nel-l'inverno, e aveva solo la la parte delle Operette morali. Riuscito che fosse a far pubblicare il seguito di que' volumi, certo vi avrebbe ordinato quelle migliaia di Pensieri che sono in 4526 pagine e che oggi vedranno la luce per opera della Commissione che apri la famosa cassa de' manoscritti Ranierani. Fra i quali è notevole un Inno ad Arimane composto tra il 1831 e il 1832, e di cui non si leggono che i primi versi, con l'orditura della intera Ode. In Arimane fu personificato dal Poeta il potere malefico, altrove attribuito alla natura, di creare e nutrire per affliggere e uccidere. Chi ci dice che il Poeta non avrebbe limato il poemetto in 3a rima, che consiste in una satira contro alcuni signori di Napoli, avversi al suo modo di filosofare, rimasto senza importanza, qualora avesse incontrato un secondo editore Stella? E provato che poteva sempre occuparsi e sperava di riprendere ancora in qualche parte gli studi. Difatti compose un lungo dialogo intitolato Galantuomo e mondo ; una cicalata di ser Besso beccaio ; un abbozzo di Canzone sulla Grecia; cose tutte trovate fra i manoscritti del Ranieri, assieme ad un sonetto Dopo letta la vita di V. Alfieri. Ed era in così tollerabili condizioni di salute, che, se un negoziante di Napoli, sul quale traeva le sue cambiali, non gli avesse rifiutato uno straordinario credito, sarebbe perfino andato a Recanati. Questo dimostra che l'aria di Capodimonte gli si confaceva oltremodo.
Il 5 marzo, aveva scritto alla Maestri: Io da un anno e mezzo non posso altro che lodarmi della mia salute,,.... Dunque anche l'inverno 1835-36 era stato per lui di buona salute, relativamente, s'intende, ai suoi acciacchi. Anzi nella primavera del 1830 fu invitato dall'ospitale Ferrigni nella sua villa di Torre del Greco. V'andò ai primi di aprile, pen-