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Per la storia di un'anima
Biografia di Giacomo Leopardi
Ciro Annovi
S. Lapi Tipografo Editore Città di Castello, 1898, pagine 232

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   vere mantenuto l'amico da quel giorno che si unirono in intimo sodalizio ; mette conto notare, che il Leopardi ebbe continuatamente denaro per vivere del suo; e, quando gli mancò, se lo procurò o dalla famiglia o dagli editori o da altri, per vivero indipendente. Difatti, quando il 31 aprile 1831 gli cessò l'assegno mensile degli amici, doveva avere certamente un residuo de' 108 zecchini (L. 1209,60) che nel dicembre dell'anno precedente gli aveva pagato il Piatti. A Natale del 1831, ebbe dal padre un regalo di 40 scudi (L. 215,20), e nel marzo del 1832, ottenne da casa altri 60 scudi (L. 322,80), coi quali tirò innanzi 3 mesi, sempre in ragione dell'antico assegno fiorentino, reputato da lui bastevole.
   Il 3 luglio, si raccomandò di nuovo al padre, che non lo lasciò inascoltato, ma gli spedì 24 francesconi per l'agosto e il settembre passati.
   Se mancano altri documenti, bastano quelli che provano, che dal luglio al novembre di quell' anno, potè avere dal padre francesconi 54 (L. 302,40).
   Senonchè, come s'è visto, il conte Monaldo, non sapendo più a che santo votarsi per soccorrere il figliuolo, lo consigliò di rivolgersi alla madre. Alla quale, sebbene di malavoglia, pur finalmente il figlio scrisse il 17 novembre 1832, domandandole la provvigione di 12 francesconi al mese, a cominciare dall'ottobre precedente. E, dall'ottobre 1832 appunto, gli fu pagato l'assegno bimestrale di 24 francesconi (L. 134,40) fino alla morte (Piergili, Nuovi Doc., LI).
   Ma siccome, per lui malato, sarebbe stato insufficiente, chiese ed ebbe continui straordinari. Anche le Opere sue gli diedero guadagno. Difatti ricavò 30 monete (L. 168) dal Piatti per la ristampa delle Operette morali nel 1834 (Vannucoi, Ricordi di G. B. Niccolini, voi. I, 209). Qualche cosa gli avranno reso