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questo nobile e venerabile signore, di antica famiglia napoletana, che liberalmente apriva il suo palazzo a tutta la gioventù studiosa, finì coll'esercitare su di essa una tale autorità intellettuale e morale, che produsse un vero movimento letterario. L'ammirazione pei nostri classici, per la nostra lingua, fu in lui una passione, che infuse nei suoi alunni e che, per mezzo di essi, dalla capitale si propagò poi nelle provincie (Pasquale Villari, Prefazione al frammento autobiografico del De Sanctis, Firenze, 19 novembre 1888, pagina XV).
A questa scuola si formò Francesco De Sanctis, il quale, avendo notizia, benché confusa, delle Opere di Giacomo Leopardi, seppe dal Maestro che il Poeta era a Napoli.
6. — Una sera il Marchese annunziò ai suoi discepoli una visita del Recanatese e ne lodò la lingua e i versi.
Quando venne il di, scrive il De Sanctis, grande era l'aspettazione,,. Il Marchese (La giovinezza di Francesco De Sanctis, Napoli, Morano, 1889, da pag. 99 a 101), faceva la correzione di un brano di Cornelio Nipote da noi volgarizzato ; ma s'era distratti, si guardava all'uscio. Ecco entrare il conte Giacomo Leopardi. Tutti ci levammo in piò, mentre il Marchese gli andava incontro. Il Conte ci ringraziò, ci pregò a voler continuare i nostri studi. Tutti gli occhi erano sopra di lui. Quel colosso della nostra immaginazione ci sembrò, a primo sguardo, una meschinità. Non solo pareva un uomo come gli altri, ma al di sotto degli altri. In quella faccia emaciata e senza espressione, tutta la vita s'era concentrata nella dolcezza del suo sorriso. Uno degli anziani prese a leggere un suo lavoro. Il Marchese interrogò parecchi, e ciascuno dicova la sua. Poi si volse improvviso a mo: E voi,