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dubbio, ohe un viaggio così lungo avessegli potuto far perdere d'un tratto i benefici, benché appena sensibili, pure acquisiti, lo ratteneva.
In questa convalescenza insperata, azzardò perfino di progettare al De Sinner una non lontana sua stampa di classici a Parigi, dove avrebbelo accompagnato il suo sodale quale collaboratore. E dettava, non scriveva le lettere, solo per avere altre volte sperimentato quanto gli nocesse abusare della buona sorte.
Al suo viaggio, a dire il vero, ostavano due circostanze. La prima, che il Ranieri, senza del quale non si sarebbe mosso, aveva bisogno d'attendere il Cardinale Zurla, cui nel passaggio dalla Sicilia per Roma, volea chiedere un collocamento in qualche Istituto per due sorelline sue ; la seconda, che, avendo preso la casa ad anno, conveniva pagare anticipato il fitto, di cui non si aveva molta speranza di rifarsi con un subaffitto.
Passò così il decembre 1834. E, al principio del 1835, Giacomo continuava nelle medesime condizioni di salute.
5. — Di que' tempi, la vita intellettuale della vasta capitale, fuori dell'insegnamento ufficiale dell'Università, ridotto a povera cosa, si raccoglieva tutta nella scuola del marchese Basilio Puoti, nel palazzo Bagna-ra, in Piazza del Mercatello. In tutta la città, un solo Caffè, lontano dal centro, avea qualche giornale politico francese. Era un orizzonte ristretto, angusto, soffocante. In fondo, il Marchese ora un retore della scuola del Padre Cesari, con minore coltura e minore ingegno. Non insegnava nè Storia, nè Scienza, nè vera Critica letteraria. Disprezzava le Letterature straniere, quasi tutta la moderna Letteratura italiana. Nolla sua scuola, si leggevano i Trecentisti ed alcuni pochi dei Cinquecentisti; si traduceva con eleganza qualche brano d'autore latino. Ecco tutto. Eppure,