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metropoli, il movimento incessante dei cittadini, il brio della vita contribuirono a ristaurare i congegni di queir organismo così logori. Lo sventurato Poeta sentì rinfondersi nelle vene la ricchezza del sangue, e con essa riaccendere nel cuore la fiamma della speranza. Rivedeva quel mare, sul quale il suo sguardo di fanciullo e di giovinetto aveva spaziato colle ali della fantasia dai balconi del proprio palazzo.
S'aggiunga l'affettuosità di quegli amici, che, nell'indole espansiva loro e nella riverenza che li attraeva a Lui, si sentivano sublimar l'anima, e gli prodigavano continuate e vigili attenzioni.
Alla fine di novembre, fu fermata una seconda abitazione. Era al 2° piano del palazzo Cammarota in Via Santa Maria Ogni Bene, ch'era allora la strada forse più alta di Napoli, poco di sotto alla Certosa di S. Martino e parallela all'odierno Corso Vittorio Emanuele, allora non esistente. Vi si godeva uno dei migliori punti d'aria e di vista. Il Ranieri arredò modestamente il quartierino con mobili trasportativi del suo. Questa casa porta oggi il n. civico 55, ed è proprietà della famiglia Fiore. Quivi i sodali dimorarono un anno all'incirca (Ridella, 510).
In un quartiere ampio, con una bella vista, Giacomo s'andava trasformando in un altr'uomo. Quello stesso chiasso, quello strepito, quel lontano frastuono delle vie centrali, ch'è così molesto a chi ha bisogno di quiete e di riposo, riuscivano invece a distrarlo e a travolgerlo nell'onda festosa che contradistingue la città.
Non dalla vita metodica e tranquilla di Firenze, nò da quella convenzionale, vuota e pretensiosa di Roma, poteva Egli, nelle sue tristi condizioni, ottenere giovamento; sibbene solo dal tuffarsi in un mare, riboccante di spontanea felicità. A Lui, avido d'incantevoli