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diligenza che quel tanto che fu impiegato pel cambio de' cavalli, egli non potè e non volle fermarsi.
Proseguì per Napoli, dove trovò ad attenderlo alla barriera il fratello Giuseppe, che avrebbe voluto ricondurlo senz'altro a casa. Invece convenne andare dal Commissario, che, dopo un monito, lo congodò (Ri-della, 206).
Martoriavalo il pensiero di non poter tornare presto a Firenze, per assistere l'amico; ma dovette fare di necessità virtù, se non volle andare incontro a nuove peripezie.
Sentendosi poi struggere dal desiderio di rendersi utile al Leopardi, concepì l'idea di portarlo seco a Napoli, per protrargli in quel dolce clima la vita.
Detto, fatto. Non essendo conveniente limitare la libertà dell'amico in casa sua, e forse non volendo nemmeno il padre il disturbo d'un estraneo malato in famiglia ; pensò di prendere in affitto con lui un appartamentino. E, per condurre seco l'infermo che non poteva viaggiare solo, sollecitò dalle Autorità politiche e da' suoi il permesso d'assentarsi da Napoli.
Giacomo, che s'era messo a letto col reuma di petto il 26 settembre e v'era rimasto 12 giorni (II, 502); nel gennaio s'era riavuto per bene (II, 772).
Antonio Ranieri, giunto a Roma, trovò due righe dell'amico, e da una frase equivoca (II, 513) credette d'apprendere, essere Giacomo in pericolo di vita. Ne comunicò tosto la nuova agli Antici, i quali, senz'altro, la parteciparono al padre. A Recanati, in famiglia, successero scene di pianto, e Paolina supplicò commossa il Vieusseux di dirle tutta la verità, (Lettera 17 aprile 1833J. Quando il 20 aprile il Ranieri fu a Firenze (Lett. del Ranieri a Monaldo, 26 giugno 1837), corse dall'amico, e scrisse poi d'averlo trovato moribondo. Non era punto vero, perchè il Vieusseux il