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Per la storia di un'anima
Biografia di Giacomo Leopardi
Ciro Annovi
S. Lapi Tipografo Editore Città di Castello, 1898, pagine 232

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Però nell'agosto, benché solo e quantunque affranto dalla lotta interna, e crucciato d'aver dovuto, per necessità estrema, domandare alla famiglia un assegno, per fortuna non si aggravò ; solo gli occhi avevano sofferto più del solito (Lett. n. 763).
   Ma, nella seconda quindicina di settembre, s'allettò con febbre. Invano s'illudeva, o voleva far credere, che fosse effetto del solito reuma di petto. La malattia, trovatolo estenuato dal caldo, gli fece una forte impressione, e solo gli permise il 24 ottobre d'uscire a fare una passeggiata, dopo un mese giusto di ritiro (Lett. n. 766 e 67). Gli occhi però gli continuarono sempre a star male, perchè era malattia cronica.
   Così trascorse il novembre e il decembre meno male. La sera, dopo desinato, andava a diporto; poi si tratteneva a conversare fino a mezzanotte, ora in cui si ritirava a riposare.
   In questo periodo compose le poesie : Sopra un basso rilievo antico sepolcrale di una giovane morta; Sopra il ritratto d'una bella donna scolpito sul suo monumento sepolcrale e la Palinodia.
   Oramai la vitalità poetica dell'Autore si aggira sempre sopra un punto stesso, la nullità della vita, il mistero, il dolore universale, il rammarico perenne delle passate illusioni, illusioni sempre, e non beni reali, quali egli non ammette, ma pur sempre illusioni colesti e sole capaci di rallegrar l'esistenza, finché dura la nostra beata ignoranza, il rifiuto di qualunque speranza in questo o in un mondo migliore, l'indocilità a qualunque rassegnazione, e nel tempo stesso la rassegnazione invitta a tutto ciò che vi ha di più magnanimo e bello „ (Montefredini, 578).
   Ebbe finito appena il gennaio 1833, che gli occhi gli peggiorarono, e gli fecero temere di restar cieco; nè il tenue miglioramento della fine di febbraio gli