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quanto gli bastava solo per vivere una settimana. E il desiderato refrigerio venne, per mezzo del Giambone, segretario delle poste pontificie. Ne è documento la ricevuta nella lettera del 23 marzo 1832 e la conferma, nell'altra del 5 aprile, dopo riscossi i denari.
Allora pensò di mandar ad effetto la stampa di quel giornale settimanale, di cui ho già parlato. Pagate le spese, prevedeva gli dovesse offrire guadagno. Ma il Governo toscano non volle approvare il manifesto presentatogli ; cosi la cosa cadde nel vuoto. E dirò la ragione in appresso, quando spiegherò in quali condizioni politiche si fosse ridotta l'ospitale Firenze.
6. — Vedutosi vietare questo mezzo, che sarebbe stato assai conveniente, perchè decoroso e di non troppa applicazione, il 3 luglio 1832, il Nostro si risolse, suo malgrado, di dirigersi al padre con una specie di memorandum definitivo. In esso, ricordatogli d'avere tentato, per sette anni, tutti gli sforzi possibili, per procurarsi rendite proprie, e di dover ripetere l'ultima distruzione della salute dalle fatiche durate per l'editore Stella; gli dichiarava, che oramai non poteva più fare a meno dell'aiuto stabile della famiglia. Invano s'erano interposti gli amici di Toscana; chè l'infelicità straordinaria dei tempi era venuta a congiurare colle altre difficoltà. Egli non poteva più nò leggere, nè scrivere, nè parlare. Nè Francia, Germania, Olanda gli davano più che articoli di giornali, biografie e traduzioni. Così non poteva andare innanzi. Il tornare a Recanati, impossibilitato di occuparsi, superava le gigantesche forzo che avea di soffrire ; era quindi risoluto di farvisi trasportare soltanto dopo la morte. Chiedeva-gli un assegno di dodici scudi al mese, con la qual somma varebbo fatto tali privazioni, che gli sarebbe bastata. E confidando d'ottenere questo, pregava il padre di spedirgli 24 francesconi ogni 2 mesi, per evitargli il forte