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residenza, cominciò a sentirsi meglio. Mentre la primavera ridestava in lui qualche larva di speranza, volle render grazie (Lett. n. 742) all'Accademia della Crusca, dell'onore che gli avea conferito. E, nell'esultanza sua, s'augurò di poter morire in quella cara e beata e benedetta Toscana „ (II, 470).
5: — Verso la fine del mese di marzo, chiese denaro al padre, lamentandosi d'un suo debitore di ben 107 scudi.
Ora, l'avere il Ranieri indugiato, dopo l'amnistia, a rimpatriare; l'essergli, colla morte della madre, mancato il suo unico appoggio ; e quindi il non avere da nove mesi il consueto assegno dalla famiglia (Lett. del Leopardi al Bunsen, 16 marzo 1832), fanno credere che dovesse essere proprio lui. Molto più che, con un biglietto del 15 luglio 1832, il Leopardi pregava il Vieusseux di accreditare il Ranieri presso il suo banchiere per 50 colonnati (L. 268,50), dichiarandosene garante. Il che significava che l'amico era in bisogno di denaro. Per cui ebbe ragione il Ranieri di chiamare magnanimo, lealissimo il sodale, nella Notizia premessa all'edizione fiorentina delle Opere leopardiane, composta quando il suo spirito era equilibrato; e di farlo definire dal Mounier per generoso.
Chè, se si ferma l'attenzione sulla lettera del 26 giugno 1832 alla sorella, dove dice : la mia intenzione era (fondando il periodico settimanale Lo Spettatore fiorentino) di far del bene ad alcuni amici, avviando il giornale, il che fatto, e fondato questo stabilimento che tutti predicevano assai lucroso, avrei lasciato ogni cosa a loro „ ; sono indotto sempre più a concludere col Ridella citato, che il Ranieri, oltre il riverbero della gloria, ebbe dal sodale anche aiuti pecuniari.
Non avendo Monaldo potuto ottener nulla da sua moglie, il figlio lo sollecitò, avvertendolo che aveva