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averlo aspettato in casa, per salutarlo, un'ora e mezza colla febbre addosso (II, 453); dal 17, dovette guardare il letto fino al 2 dicembre (Lettere, n. 717 e 719).
Poi riprese le passeggiate mattutine fino alla favorita Piazza del Popolo, e visse tranquillo durante la sua convalescenza (II, 445). Le forze gli rifluivano, riacquistava l'appetito, digeriva meglio, poteva esserne lieto, perchè il senso della vita non è mai così soave, come dopo l'angoscia del male.
3. — Le repressioni, che seguirono i moti del 1831, destarono l'intelligenza del conte Monaldo, il quale pubblicò quei celebri Dialoghetti sulle materie correnti nell'anno 1831 „. Quest'opuscolo, portando il nome d'un Leopardi, fece cadere in errore molti, che lo lessero con avidità, ritenendolo del celebre figlio. Sicché, in soli 3 mesi, se ne stamparono sei edizioni.
Fra quelli che ne fecero oggetto di critica, vi fu l'abate La-Mennais, che, nella Bevue des deux Mondes, ne scrisse un articolo virulento dal titolo : De l'Abso-lutisme et de la Libertè „. Tutti ne domandavano copia, e perfino il suo padrone di casa, a Roma, gliene richiese una; sicché Giacomo non faceva in tempo a ritirare i pacchi dalla posta, che subito li dovea distribuire (Lettera n. 730).
In quella, trovando troppo cara la vita, fece pratiche per essere accettato a pensione dal Melchiorri; però la cosa ebbe una risposta dubbia. Né gli riuscì di concludere con altri, abbisognandogli non meno di 19 scudi al mese, che non aveva.
Il 24 decembre 1831, da Roma, avvertiva il De Sinner a Parigi, che, alla fine dell'inverno, sarebbe tornato a Firenze, pour y rester autant que me le per-mettront mes faibles ressources déjà près de s'épuiser,,.
Se, l'ultimo giorno dell'anno, non avesse ricevuto 40 scudi, speditigli dalla famiglia; la permanenza a