Stai consultando: 'Per la storia di un'anima Biografia di Giacomo Leopardi', Ciro Annovi

   

Pagina (205/243)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (205/243)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la storia di un'anima
Biografia di Giacomo Leopardi
Ciro Annovi
S. Lapi Tipografo Editore Città di Castello, 1898, pagine 232

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   — 195 —
   di dove gli era portato il pranzo che, da solo, mangiava in camera: perchè il Ranieri si deliziava liberamente del suo noto amore per Maddalena Pelzet, che in quella stagione trovavasi a Roma, prima donna nella Compagnia Mascherpa (II, 433, nota).
   Che in questa gita fosse del mistero, Giacomo lo avea confidato a Carlo il 15 ottobre. E naturale, che non possa indovinare il motivo del mio viaggio a Roma.... Per ora sappi, che la mia dimora in Roma, mi è come un esilio acerbissimo, e che al più presto possibile tornerò a Firenze, forse a marzo, forse a febbraio, forse ancor prima.... Guardati, ti scongiuro, dal lasciar trasparire, che vi sia mistero alcuno nella mia mossa. Parla di freddo, di progetti di fortuna e simili,, (II, 433).
   E, quattro giorni dopo, diceva a Paolina che lo incomodava il non poter andar per le strade, senza essere riconosciuto ; sicché dovette scusarsi col Bunsen di non essere andato a visitarlo. Per farsi credere già partito dai conoscenti, cambiò abitazione, e passò a Via de' Condotti, n. 81, 3° piano (II, 438).
   Da tutte queste sue confessioni risulta, che veramente si recò a Roma per ben altro, che non per la sua salute; molto più se pensava di partirne anche nel fondo di quell'inverno, che il Ranieri volle darci ad intendere ch'era venuto a cercare. Inoltre, se gli era d'esiZio acerbissimo, ci rivela che il suo cuore era altrove, e conferma che, per pura abnegazione d'amicizia, s'era indotto a subirlo. Laonde in quel punto del suo racconto, dove il Ranieri esclama: Vinse V immenso affetto e la promessa fede (Sodalizio, VII), è da intendere, che non egli, ma l'amico si lasciò vincere da lui, e gli giurò e gli serbò il segreto. Il Nostro, a Roma, 1*11 novembre, s'era veramente ammalato : e, per essersi recato a piedi dallo zio Carlo fino a Piazza Fontana, e