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Per la storia di un'anima
Biografia di Giacomo Leopardi
Ciro Annovi
S. Lapi Tipografo Editore Città di Castello, 1898, pagine 232

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 194 —
   tare tale proposta, perdonando al padre con generosità filiale questo atto, mostrò di pigliar la cosa in così buona parte, da rispondergli che si fosse tranquillato, perchè da ogni parte d'Italia i preti s'erado congratulati, anzi che metterlo all'Indice. Quindi una dichiarazione saria riuscita non solo inutile, ma dannosa molto, per lo scandalo che avrebbe suscitato. Cosi delicatamente vi si rifiutò (II, 428).
   Quanto alla salute, nell'agosto Ei stava ancora bene. Avea cessato il disordine de' suoi pasti, e mangiava a ore fisse, e quattro volte il giorno, ogni sorta di cibi, eccetto i lardi e i brodi grassi. Egli era insomma divenuto un altro. Tutto questo lo scriveva al padre, il 6 agosto 1831. Questo stesso ripeteva, il 5 settembre e il 6 ottobre, a Paolina ed al Yieusseux.
   2. — Invece il Ranieri narra (Sodalizio, VII) che, a mezzo settembre, gli sputi sanguigni ricominciarono al sodale. E allora egli pensò, su consiglio dei medici, di trasferire il malato a Roma.
   Quantunque non sembrasse credibile che, in tali condizioni di salute, avesse potuto sottoporre l'amico allo strapazzo di sì lungo viaggio; si finì col ritenere questo racconto una pietosa bugia, per partito preso e concordato.
   Sta invece di fatto, che il 1° ottobre 1831, il Leopardi, cedendo alle istanze dell'amato Ranieri, fece violenza al suo cuore, per accompagnarlo a Roma e vi rimase con lui fino al 17 marzo del 1832. Nè era vero che Giacomo fosse malato.
   Prima di partire, aveva fatto fermare un quartie-rino a Roma da donna Maria dei Duchi d'Altemps. E quando la sera del 5 ottobre giunse colà, scese all'alloggio che trovò preparato in Via Carrozza n. 63, p. 3°, ora Via della Croce.
   Fissò la pensione nel sottostante ristoratore Lepri,