— 187 —
ingegno raro, di ottime lettere italiane, latine e greche, di cuore bellissimo e grande „ (II, 99, 400).
Ecco il primo frutto che il Ranieri ricavava dal pattuito sodalizio ; a coltivare il quale, tornò da Roma il 10 novembre, cioè quando gli fece comodo ; e si allontanò quando gli piacque, come dirò in breve.
3. — Intanto, in sul cadere del 1830, auspice il Colletta, fu combinata la cessione del manoscritto dei Canti all'editore' Piatti, che s' obbligò di versare 108 zecchini, pari a L. 1209,60, all'Autore, non sì tosto si fosse trovato un conveniente numero di sottoscrittori, che il Colletta limitava a mille (II, 405, nota).
A tal fine, Giacomo s'era diretto a tutte le sue conoscenze, e aveva diramato i manifesti e fatte sollecitazioni ai suoi a Recanati (Lettere n. 601 e 665), al Pe-poli a Bologna (662), al Papadopoli a Venezia (663), al Visconti a Roma (666), allo Stella a Milano (669), alla Tommasini a Parma anche per gli scolari del marito (673), al Melchiorri a Roma (679). E il 9 settembre, avendone raccolte da 5 in 600, e in tutto circa 700, vide la cosa giunta a buon porto. Se non che il P. Mauro Censore metteva il veto. S'interposero gli amici, specie il Ranieri, e tutto fu appianato. Laonde il Nostro vendette il ms. de' suoi Canti, con le 700 associazioni, pe' 108 zecchini convenuti, al Piatti (II, 405).
Quei versi videro la luce in un'edizione molto nitida e legata in cartoncino alla Bodoniana ; e l'A. ne fu veramente sodisfatto.
A gennaio, il Ranieri era col Leopardi a Firenze, quando gli giunse la notizia del suo richiamo in patria. Sarebbe subito partito per Napoli ; ma esitò, per non cadere in uno dei tranelli che agli esuli tramava la sleale polizia borbonica. E, forse per non togliersi dalla vita d'azione, giacché era collaboratore della