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Pur troppo nacque subito un grave disordine col moto separatista di Sicilia, dove il generale Pietro Colletta riuscì a reprimere la insurrezione e persuase i Siciliani a mandare i loro Deputati al Parlamento che si era già aperto a Napoli. Intanto Russia, Austria e Prussia si unirono in Santa Alleanza, per abbattere gli ordini costituzionali; alla quale aderì il re Ferdinando, che da Laybach, dove erasi recato a congresso con que' re, scrisse ai suoi sudditi di accogliere amichevolmente le truppe de' suoi fedeli alleati. Il Parlamento napoletano decretò la resistenza; ma i Costituzionali, capitanati da Guglielmo Pepe, sconfitti a Rieti il 7 marzo 1821, non seppero impedire l'avanzata degli Austriaci, che il 23 marzo entrarono in Napoli, e vi ristabilirono il Governo assoluto.
Per parecchi anni, dal 1821 al 1830, la più spietata reazione infuriò per tutta la penisola, mentre i principi liberali, dalle classi più alte, penetravano nelle medie. Chiunque poteva recarsi altrove a respirare aure migliori, fuggiva da Napoli. Esularono col Colletta tutti quelli che, rimanendo, temevano di cader vittime di quel barbaro Governo, o per compromissioni passate, o per improntitudini giovanili.
Il padre di Antonio, Francesco Ranieri, alto ufficiale nell'amministrazione delle poste, uomo buono, ma di viete opinioni e troppo disformi da quelle del figlio, non gli avrebbe mai consentito di parlare e diportarsi molto liberamente (Ridella, pag. 13).
Morto in Francia Luigi XVIII nel 1824 e succedutogli il fratello Carlo X, leggiero e corrotto, la reazione si rafforzò. Basti dire che, nel 1826, a Napoli fu istituita la Giunta suprema pe' reati di Stato, che giudicava i delitti di lesa maestà ed era ligia alla polizia, di cui esercitava le vendette.
Il Gualterio (Gli ultimi rivolgimenti italiani, Na-