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quali mostravasi assai valente. Quel dotto visitava l'Italia per istudio e aveva desiderato conoscere il nostro filologo, la di cui fama oltr'alpi era stata già tenuta al fonte della gloria dal Niebuhr e da altri. — Tornò il De Sinner a rivederlo più volte, e gli chiese ed ottenne la cessione di tutti i suoi manoscritti, impegnandosi a completarli e pubblicarli in Germania, per procacciargli denari e un gran nome (II, 402). Se ne consolò il Nostro e sperò anche una volta nella gloria e nelle illusioni della sua prima gioventù (II, 403).
Quello straniero sfogliò un Zibaldone di pensieri filosofici e filologici e di ogni genere, composto di 4525 pagine e che è fra i manoscritti lasciati dal Ranieri (Piergili, Boc.y 44-45). E subito sparse per Firenze d'aver trovato nel Leopardi un tesoro nascosto, un filologo superiore a tutti i francesi; e promise di fare le stesse dichiarazioni all'estero. L'11 novembre partì, per disporre gli animi ad accettare con festa la pubblicazione di questi studi inediti. E fece correre la voce, che quello che del Leopardi si conosceva, era poco o nulla, rispetto al resto, che egli avrebbe fra non molto reso di pubblica ragióne. Molti frugarono con loro profitto fra quelle carte; ma nessuno portò in fama l'Italiano. Solo nel 1835, a Bonn, nel lìheinisches Museum fiir Philologie, Drifter Jahrgang, erstes Heft, il De Sinner pubblicava uno scritto dal titolo; Excerpta ex schedis criticis Jacobi Leopardi, comitis „ ; in cui, detto d'aver ricevuto dall'A. preziosi manoscritti di cose filologiche, annunciava che se ne sarebbe fatto interprete. E cominciava dal presentarne l'elenco particolareggiato, avendone il pieno assenso dell'Autore. Poi tutto rimase sospeso, e lo speranze rimasero deluse.
Il Catalogo completo di questi studi fu pubblicato dal Piergili, che lo copiò dall'originale, redatto in