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1830 a tutto aprile 1831. E ne rimane documento la lettera del Colletta del 1» aprile 1831 (III, 296). Stabilito così tutto, Giacomo, baciati i congiunti, il 29 aprile 1829, s'avviò per la Toscana (II, 387).
Ma siccome questo commiato non ebbe ritorno ; completo i cenni intorno ai genitori ed agli altri figli; perchè le loro figure, pur non entrando più nella rappresentazione diretta della vita del primogenito, rimangono, per altro, parte integrale della sua esistenza.
La madre, perduto il marito, non uscì più di casa che una o due volte l'anno, per andare ad ascoltar messa in una vicina chiesetta (Patrizi, 67). E conservò intatte le sue qualità fino alla morte, avvenuta nel 1857.
Paolina, sensibilissima, travagliata dall'immaginazione e cólta al di sopra dei quattro quinti delle sue pari (Lettere di Giacomo, 28 gennaio e 19 marzo 1823), rimase nubile e soffrì della prigionia domestica, perchè non le era permesso di moltiplicare la somma delle immagini di bellezza, di cui avea desiderio (Patrizi, 82). Fu timida e taciturna e si spense a Pisa nel 1865. Aveva adorato la musica come Carlo; questi però fece inoltre parecchie traduzioni dall'inglese (Piergili, Nuovi Docum., 169 nota). Egli dal suo secondo matrimonio non ebbe prole e precedette la consorte nel sepolcro, nel 1878.
Dei dodici figli di Monaldo, tre furono aborti ; quattro non superarono 24 mesi; Luigi non potè toccare il quinto lustro ; Carlo morì di settantanove anni, Paolina di sessantotto e Giacomo di trentanove. Il padre loro discese nella tomba settuagenario e la madre quasi ottuagenaria. Solo Pier Francesco sopravvisse ai genitori, ma fu rapito nell'ancor fresca età di 38 anni (Patrizi, 68-69).