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a primavera lo avrebbe riabbracciato a Firenze, e gli faceva coraggio. Per divagarlo, lo intratteneva sulle sue riunioni serali trasportate ora al giovedì, alle quali intervenivano di assai illustri stranieri (Lett. del Vieus-sèux, 7 gennaio 1830).
Il Leopardi aveva concorso colle sue Operette morali al premio quinquennale della Crusca. Ma, dapprima il Manzoni, poi il Botta lo fecero dubitare della vittoria; perchè era corsa voce che gli disputassero la palma. Se gli amici si adoperassero a suo favore, è inutile provarlo: ma alla fine, il 9 febbraio 1830, l'Accademia decretò il premio alla Storia d'Italia dal 1789 al 1814, scritta da Carlo Botta; e al Leopardi concesse l'Onorevole Menzione (III, 274 nota).
Giacomo si tacque e prese in pace lo scacco ingiustamente subito, e piuttosto si decise a uscire dal suo guscio. Capiva chiaro che una certa parte nella sconfitta l'aveva avuta per la sua assenza dal campo di battaglia. Bisognava risolversi d'andare o a migliorare o a morire. Poteva dar lezioni di Lingua e di Grammatica, tenere trattenimenti letterari, fare insomma tutto il possibile, per tentare l'ultimo assalto contro la fortuna che ama gli audaci. Tanto, non avea più da perdere (Lett. 21 marzo 1836).
E questo suo sforzo estremo, comunicato agli amici, li determinò a venire ad un partito definitivo.
5. — Fu ideato per Lui un dono collettivo anonimo, un plebiscito di omaggio alla sua dottrina, una risposta al decreto della Crusca, sotto il titolo di ricompensa nazionale.
E il Colletta se ne fece interprete con la seguente delicatissima lettera:
u Firenze, 23 marzo 1830.
Amico mio,.... Sta a Voi venire a viver tra noi, „ provvedere alla vostra salute, compiacere i vostri