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dò su quel Calvario spietatamente, per isoavargli ad una ad una le stimmate del dolore con incredibile efferatezza. E, quando n'ebbe fatto scempio così crudele, l'abbandonò come vittima inutile, ludibrio a sè e al mondo, che seguitava a volerlo illudere. Eppure questa creatura tanto infelice, dopo avere inutilmente sognato gloria e amore, ridotta a cosi mal partito, non si dava per vinta e lottava. Esempio meraviglioso di antitesi fra un corpo disfatto e uno spirito indomabile.
Il Vieusseux e il Colletta, benché malati entrambi, non cessarono un istante dal proposito di voler trovare un termine di conciliazione per ricondurre l'amico a Firenze. Bisognava non lasciarlo solo ; ed essi a confortarlo, col dargli particolari notizie di.ciò che
10 poteva interessare.
Il Vieusseux continuava a tenerlo al corrente d'ogni passo degli amici. Per esempio: Il Giordani parte per Piacenza: il Montani sempre poco socievole: il Tommasèo indefesso anche troppo al lavoro: il Capponi immerso ne' suoi studi storici: il Colletta attac-catissimo alla sua Opera; i tre compilatori del giornale agrario, Lapo Ricci, il Ridolfi e il Lambruschi-ni, sempre l'anima della società georgofila, della quale
11 merito maggiore era stato il motu proprio per la bonifica maremmana (Lett. del Vieussux, 1° sett. 1829).
Il Colletta scrivevagli: Se Giacomo vivrà, è vera-menta debito comune de' buoni tirarlo da quel Tartaro „. E poco di poi soggiungevagli : Voi concorrerete ad aiutarlo e rimetto l'affare al mio ritorno. Però bisogna consolarlo intanto di lettere: disponete chi può e immaginate una tal cosa ragionevole, senza offesa di chi prende ed incomodo di chi dona. Di tutto poi assumo il carico io pieno ed isolato „ (III, 270).
Così il Vieusseux veniva assicurando Giacomo che