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Per la storia di un'anima
Biografia di Giacomo Leopardi
Ciro Annovi
S. Lapi Tipografo Editore Città di Castello, 1898, pagine 232

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   glieva a conversazione, nel suo cenacolo, il fiore de-gl' intelletti italiani e stranieri. Pare però che il Nostro non potesse mantenere la promessa, perchè non si ha traccia dell'articolo, di cui non fece mai il menomo accenno ad alcun altro.
   3. — Continuava la gara fra' letterati, a Firenze, nello escogitare un mezzo che avesse conciliato la necessità coll'amor proprio dell'amico lontano. Egli pure si adoperava a cooperare con loro nello stesso intento. Ne scrisse perfino al padre, che di que' dì era andato a Roma per affari. Il conte Monaldo, sempre eguale a sè stesso, cioè affezionatissimo ma incapace di muoversi di una linea dal suo modo particolare di vedere le cose ; e, nel punto stesso, dignitoso e costantemente retto nel suo fine, gli rispondeva: Come voi non avete desiderato mai cosa meno che onesta, così io non mi sono mai opposto a' desideri vostri, e non mi opporrò a quello, che mi dimostrate con l'ultima vostra lettera. Ma il consenso, che io vi darò, sarà contraddetto dolorosissimamente dal mio cuore. Nè sarà mai possibile che io, senza lagrime amare, transiga con la idea di vedervi stabilito a centinaia di miglia lontano da me, di passare in compagnia vostra pochi incerti momenti accordati dalle vacanze, e di palpitare ad ogni posta per lo stato della vostra salute. E quando vi sentirò ammalato, e, per gli anni che crescono e per gì' incomodi che s'affollano, non potrò volare a vedervi, io sentirò anticipatamente le angoscio della morte. . . . Ripeto, Giacomo mio, che voi siete in piena libertà di risolvere, e il partito che prenderete, sarà accompagnato dalla mia benedizione „ (Piergili, Lett. scrit., n. 150).
   Questa lettera portava la data del 15 marzo 1829, tre giorni dopo, cioè, che un altro distacco si era già effettuato in famiglia, senza che Monaldo ancora ne sa-