il romanticismo e il presente
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che un fascio di fini e di inclinazioni sensuali, che richiedono soddisfazione quanto più libera e illimitata è possibile. Come i gaz tendono a dilatarsi e minacciare di spezzare le pareti che li racchiudono, così gli istinti odiano ogni costrinzione e vogliono conquistarsi l'intero spazio infinito. Nelle sfrenate domande dell' individualismo di questo genere si annunzia l'ingenuità della Bestia. Un'altra essenziale sfumatura è rappresentata dal vagabondo nietzscheano. Per costui la sensualità non è la più profonda e radicale essenza dell'uomo, ma piuttosto la volontà, 1' aspirare alla potenza, cioè la moltiplicazione, la quadratura del proprio io nel mezzo dei contemporanei. Questo individualismo disprezza gli epicurei, appunto come Nietzsche stesso ha combattuto inesorabilmente la morbosa lussuria negli « ultimi uomini ». Egli festeggia il conquistatore che sulle ruine delle altrui esistenze pianta i propri trofei.
L'individualista evoluzionista vede nella unione armonica degli affetti sensuali e spirituali, nel simmetrico legame di tutte le forze dell'anima, l'immagine ideale della personalità umana. Più d'ogni altro gli è gradito chi, sforzandosi per educare le proprie capacità e disposizioni sotto il maggior numero di lati, non dimentica se stesso per i doveri sociali, nè i contemporanei per la propria educazione.
L'individualista etico, che cammina sulle orme di Kant, vede che la vera essenza dell'uomo è rappresentata soltanto dalle sue forze morali. Così compie un rovesciamento dello pseudonietzscheanismo : non più il conquistatore è 1' eroe, ma 1' uomo che sa sormontare se stesso.
Questo è un esempio che tien luogo di molti, ma di particolare importanza perchè attinge al fondo dei concetti moderni, ne segna la cangiante ambiguità e fa indovinare l'ampiezza delle tensioni e delle differenze in-