Stai consultando: 'Leonardo Rivista d'idee', Anno 1906

   

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Leonardo
Rivista d'idee

1906, pagine 390

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   leonardo
   sciuto la vanità della sua funzione nel mondo. Mentre ogni balordo capo di cenciaioli pensa d'essere l'Atlante che regge la società, questo povero professore perduto sotto il sole della Sicilia sente di essere inutile al suo paese e propone pubblicamente il suo congedo.
   Il Leonardo, che ha sempre combattuto l'insegnamento della filosofia, si dichiara soddisfatto della proposta del Prof. Marchetti ed è lieto di mostrare eh' è capace di lodare anche i professori di filosofia — purché non vogliano esser più tali.
   G. F.
   La commenda all'istrione.
   I cari Francesi sono impegnati in una delle loro solite grandi battaglie di idee. Si tratta nientedimeno che di Sarah Bernardt, e di sapere se la vincerà il ministro che la vuole decorare o il consiglio della Legion d'onore che non ne vuol sapere. Per parte mia, che non sono nè attore, nè insigne, nè insignito, non trovo nessun inconveniente nel decorare chi si maschera sulla scena; non sono decorate le maschere più pericolose che passeggian per la via ? Anzi mi compiaccio che l'Italia abbia preceduto la sorellastra latina su questa strada (mi par che Tamagno fosse commendatore, e Novelli cavaliere), perchè non c'è nulla di più moderno, di più sincero, di più rappresentativo della psiche contemporanea, del culto votato all'attore. Il governo con il suo nastrino non fa che conformarsi al giudizio del pubblico. Da noi non ci si cura della musica, ma del tenore ; non della commedia, ma dell'attore. Chi è pagato, premiato, applaudito, famoso? l'attore e il cantante. Chi ha il ritratto nelle botteghe dei pasticceri e dei librai (non c' è molta differenza) ? l'attore e il cantante. Chi occupa il pubblico con i suoi aneddoti, con le sue avventure, con i suoi pranzi, con i suoi viaggi ? l'attore e il cantante.
   Due cose — ha detto Péladan — non mancano mai nel giornale : la Borsa e il Teatro. Sembra che tutta 1' anima contemporanea sia racchiusa fra questi due limiti.
   Gli Italiani si interessano più all' idiota fornito di buona gola ; i Francesi si occupano più dell' idiota che gestisce bene ; ma nel fondo le due sorellastre latine sono eguali, nella loro volgare ammirazione per lo strumento esterno, per il mimo e per l'istrione che non sarebbero nulla se non ci fosse chi prestasse loro un po' di anima e qualche frase. Basta vedere la scelta dozzinale, quattri-