248
leonardo
S'egli potesse vincere la sua pigrizia fino al punto di lare la teoria della sua pigrizia ne verrebbe fuori un sistema col nome di menefreghismo che sarebbe subito adottato da buona parte dei Quiriti indigeni o immigrati.
Il romano moderno se ne frega — se ne frega delle idee, della patria grande, delle donchisciottate, dei progetti, dei sogni e di tutte le cose più seriamente serie di questo mondo.
Ogni giovane romano divezzato da poco si crede d'essere il più grande cittadino della più grande città del mondo e dopo eh' è passato accanto al Foro o ha bevuto un caffè all' Aragno non chiede altro. Quando è riuscito a introdursi in qualche ministero, a farsi stipendiare da un giornale, a vincere in borsa, ad ascoltare lo scandalo di ieri e ad inventare la calunnia di domani la sua vita è ripiena. Il resto è poesia, idealismo, sciocchezze, imbecillità. Di tutto il resto egli, con appropriato gesto di superio rità sorridente, se ne frega.
E si freghino pure di tutto questo i romani moderni. Ma non vengano a dirmi — come già hanno detto a me e ad altri — che questa apatia e indifferenza del romano derivano dalla sua storia gloriosa e dall'avere assistito da lunghissimi secoli alle più grandi vicende del mondo.
Cotesto poteva esser vero fino a che i Papi conservarono potenza e magnificenza, vale a dire fino a tutto il 600. Ma dopo le invasioni francesi, repubblicane, e piemontesi, Roma non è stata davvero il palcoscenico di fatti così grandi da giustificare la smorfia dei romuncoli d'oggidì. Sono ornai parecchi secoli eh'è stato costruito l'arco di Tito, e oggi sotto la colonna Traiana, i romani moderni, ci vanno ad ascoltare la banda con le loro mogli, senza guardare neppure in su le faccie dei barbari vinti. Nella Roma moderna non e' è che un piccolo obelisco (il più piccolo di tutti) per ricordare un fatto d'arme, e quell'obelisco ricorda una sconfitta : Dogali.
Di cosa dunque s'inorgogliscono tanto questi romani ? Dei loro marmi greci, dei loro quadri umbri, dei loro affreschi fiorentini ?
E badino bene questi oziosi e altezzosi romani Che invocano a giustificare il loro ghigno d'apatia le grandi memorie dei padri. Badino che di romani veri e propri, che abbiano cioè qualche ragione di ritenersi discendenti almeno da quelli della Rinascita, ce ne sono ormai pochi, ed è ridicolosissima cosa che questi immigrati allobrogi, marchigiani, e abruzzesi, si diano delle arie di nepoti di Cesare e di Gregorio VII. Soltanto quando si decideranno a non