Baruffe tra Dantisti.
Lodiamo iddio ! Sembra che i letterati italiani, per quanto mollicci e linfatici, non siano del tutto insensibili ai calci che vengon loro somministrati con benevola intenzione. Non solo copiano (a questo erano avvezzi da un pezzo) ma citano e si sdegnano e si arrabbiano. Sia fatta la loro piccola volontà !
I. letterati in questione sono più specialmente i dantisti, dei quali degnai occuparmi con male parole in un articolo del Regno che venne ristampato nella Coltura Italiana. Quell'articolo portava nel titolo: Per Dante e contro i dantisti, e questi dotti sciupatempo si son rivolti addietro, non per aiutarmi a difender Dante ma per difendere contro di me le loro pancette di persone autorevoli.
Hanno cominciato, veramente, col copiare. Il conte Passerini, che io posi tra i dantisti celebri per sbaglio, perchè è soltanto un dantista interessoso, volle darsi l'aria di rinnovatore e alludendo oscuramente a certi ribelli di cui copiava le frasi e le idee senza citare i nomi e i libri, cercava di dare un colpo alla botte e uno al cerchio, invocando una riforma della Lectura Dantis con tali pose da eterodosso improvvisato che veniva la voglia di prenderlo per il ganascino' e dirgli : Bravo ragazzo! Per la prima volta non c' è male ma ora basta !
Codesto discorso fu stampato dal valentuomo nel Rinascimento, ristampato nel Giornale Dantesco, e riassunto dal Marzocco e non soda chi altro ma il riso m'impedì di denunciare pubblicamente la disonestà letteraria del celebre conte.
Però non tacquero gli altri : e contro costui reagì il padre Pi-stelli, citando il nostro libro con parole agrodolci, e interloquirono il Levantini Pieroni, e Alessandro d'Ancona, finché il prof. Andriulli propose nel Nuovo Giornale addirittura la soppressione della Lectura Dantis in Orsammichele per restituire la cattedra dantesca all' Istituto Superiore.