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leonardo
giallo delle ginestre e del nero dei cipressi, per stringere delle mani, per inseguire qualche piccola idea nella foresta delle parole ? Non per questo fu costruito questo mio corpo e infiammata questa mia anima. Avanti che il corpo sia consumato come un vecchio vestito, avanti che 1' anima si spenga come un altare abbandonato, bisogna che l'opera sia fatta, il voto sia sciolto, la promessa compiuta.
Forse — badate bene — forse non io soltanto ho fatto una grande promessa. Forse, o fratelli che amo, ogni uomo, in qualche sua vita, o in qualche momento della sua vita, ha fatto solennemente la sua promessa. Guai a chi non la ricorda in tempo ! Guai a chi non sa che ha promesso ! Guai a chi non considera la sua vita come un lavoro per il quale s'è impegnato nascendo ! Guai a chi non sente ogni istante il rimorso dell'opera che non fa e che s' è obbligato a fare !
Io non so cosa abbia promesso ma sento che ho promesso e voglio sapere ciò che ho promesso. Ma gli uomini — e voi lo sapete, o fratelli che amo — non sentono neppure questo. Essi vivono come se non avessero nulla da compiere, godendosi la vita come un bevitore raffinato gusta a sorso a sorso il suo vino color dell'oro. Nessuna voce li sveglia, nessuna diana li fa accorrere al loro compito. Essi vivono così fino all'ultimo giorno e non sanno che al di là della porta della vita può attenderli forse colui al quale promisero qualche cosa.
Ma io non voglio giungere così al terribile giorno. Io voglio che la mia promessa sia compiuta e la mia
anima non avrà pace finché non 1' avrà scoperta.
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Per questo, o fratelli che amo, e soltanto per questo, io fuggo da voi. Per questo cerco ogni giorno più lontane solitudini, in mezzo ai boschi, sulle alture coperte di