236
leonardo
Bisogna rammentare che per gli antichi filosofi indiani i versetti dei loro libri metafisici rappresentavano l'espressione di quanto gią era stato verificato. Essi avevano carattere estetico e non speculativo. La speculazione antecedente era stata vissuta e non pensata. Per noi invece la speculazione pensata dovrebbe essere l'an-tecente necessario della verificazione vissuta. In questa via non potremmo evitare la credenza ; e con questo peccato d'origine il nostro esperimento perderebbe ogni valore.
Veniamo dunque all'altra via : il ritorno sulla filosofia. Dico ritorno sulla filosofia e non alla filosofia. Non intendo con questo escludere che si possa anche ritornare alla -filosofia, come fornitrice di qualche sistemazione cosmica che ci renda una fede qualunque : intendo soltanto che per il momento la questione da esaminare č se si abbia avuto ragione di escludere totalmente l'elemento generale dalla nostra vita. Abbiano noi avuto ragione sempre ed in tutti i casi nella grande crociata contro l'intellettualismo e contro l'ontologismo in tutte le forme in cui č stata combattuta ?
Non intendo suggerire risposta alcuna : pongo soltanto il problema. Tutta la storia dell' antitesi romantica fra le idealitą e la realtą, gią superata nel sistema hegeliano, (che per questo lato si trova a livello del momento attuale) ha troppo 1' aria di uno sviluppo necessario, rassomiglia troppo ad uno di quegli scherzi di stile che la storia ci presenta spesso quando uomini e sistemi sembrano essersi data la consegna di sviluppare fino all' estremo limite possibile certe linee ideali. Quelli che vengono dopo s'accorgono sempre che tutto quanto č avvenuto rappresentava soltanto la dimostrazione di un teorema enunciato precedentemente. Nel caso attuale la nostra ricerca potrebbe esprimersi con queste parole : « qual' č il teorema che č stato dimostrato dalla storia della critica e del romanticismo ? »