nè ideale nè reale
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ideale che separa Roma da Benares, Gregorio VII da Sankaracharya, il Cattolicismo dal Vendantismo.
Perchè questa via che ci seduce noi non la percorriamo ?
Ritorno sulla filosofìa.
Perchè per seguire la via della non-credenza occorre credere a qualche cosa, occorre quella scelta attiva che ha un carattere assolutamente morale. Non posso affermare assolutamente nulla sulla condizione spirituale che trovò la sua espressione negli scritti dei filosofi indiani di quindici secoli or sono, nè posso dire che in essi veramente l'espressione non rispondesse alla realtà, e la soppressione della credenza nell' esistenza del mondo esterno non fosse veramente effettuata.
Per noi le cose stanno diversamente. Se accanto alla filosofia della contingenza, alla filosofia delle scienze, al pragmatismo et simìlia noi ponessimo la formola della filosofia vedanta, noi verremmo a porre un'espressione avente carattere e valore metafìsico, accanto ad altre espressioni ametafisiche. Per la logica stessa dei nostri metodi di critica e di demolizione, noi non possiamo sollevarli a valore universale, facendo di essi la piattaforma di una qualsiasi orientazione morale. Dato che l'aspettazione del vedanta possa verificarsi, noi potremmo eventualmente incontrare la verificazione nella nostra strada un giorno che avessimo esaurito in noi la credenza nella realtà delle cose, senza esserci chiaramente proposto tale compito in principio del cammino. La demolizione del mondo potrebbe essere per noi il risultato dell' inanizione e non di un proposito. Chè il proposito è l'indice di una sicurezza morale, e la nostra è appunto una crisi morale Questa via non potrebbe quindi rapppresentare per noi una scelta ; ma semplicemente un risultato casuale dovuto alla permanenza ed all' intensificazione dell'attuale stato di cose.