nè ideale NÈ reale
233
e si va costituendo. Il pensiero non si adatta alle cose, ma invece adatta le cose a sè stesso ; le leggi non sono un' imposizione dell'oggetto al soggetto, n?a rappresentano soltanto un elemento utilitario d'ordine che noi poniamo nelle cose per nostro vantaggio e cosi via di seguito.
La filosofia delle scienze non rispetta nemmeno il fatto (1) — e tenta di ridurre il particolare esterno al particolare interno, il fisico al psicologico — altro fenomeno di quell'analisi interna del romanticismo che conduce all' inanizione dell' ideale. Noi siamo portati a ritenere che la chiave delle cose sia da ricercare nella nostra costituzione psicologica.
D'altra parte gli occultisti, i maghi, i new thin-kers, ecc. ci consigliano di sostituire i mezzi interni ai mezzi esterni, se vogliamo esercitare un' influenza nel mondo. Essi ci assicurano che gli aggruppamenti dei fenomeni esterni sono come sorretti da corrispondenti gruppi psicologici sui quali noi possiamo avere un'azione diretta. E possibile in una parola mutare i fatti operando sulle loro radici. Per esempio, una malattia è il prodotto della nostra credenza di esser malati. Io non vedo perchè so che il mio occhio non vede. Certi isterici non hanno certi organi e non possono servirsene sebbene materialmente li posseggano, perchè credono di non averli. I due casi sembrano diversi; ma per gli occultisti il loro carattere è identico. Ma se si cambia l'idea sottostante al fatto, questo viene a cambiare immediatamente. Così, se io cieco, penso con grande sicurezza : « io voglio vedere, io vedo », il mio organo visivo tornerà a funzionare sull'istante.
Generalizzando, si può ritenere su questa via, che tutto il mondo esterno riposa nella nostra credenza nella sua esistenza, e che se noi diciamo a noi stessi : « il mondo esterno non esiste » ci sveglieremo immediatamente dal lungo sogno di Maya.
(1) Le Roy enuncia che il fatto è creazione dello scienziato.