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leonardo
chè non sappiamo di essere sognati. Il sistema ve-danta è un raggio della ragione spirituale, un punto sveglio in questo torbido caos sognante. Quando quel punto si avviva in una coscienza individuale, l'illuminazione completa segue presto; la fede nella realtà del mondo viene a mancare, e l'individuo constata la propria non-esistenza come quella delle cose che lo circondano e delle loro distinzioni, e si perde quindi nel non-essere per ritrovarsi poi in modo a-cosmico quale l'unico Brah-man, che non è nè uno, nè molteplice, o è ambedue queste cose ad un tempo.
« Io t'insegno — esclama il guru vedantino ammaestrando il suo cnela — la più alta sapienza, la sapienza di Brahman e dei Veda, il sistema vedanta. Tutte queste cose eh' io dico rappresentano la luce fra le tenebre, il solo vero, la sola realtà. — Ma v'è al di sopra di esse una più sublime verità — che io e tu, e le mie parole, e la mia sapienza, siamo un sogno, e che noi non siamo mai stati, e che non siamo in questo momento » (i).
Lasciando da parte l'architettura del sistema — che non ci riguarda in questo momento — rileviamo subito che il tratto caratteristico di questo modo di pensiero è l'importanza attribuita alla credenza come creatrice del mondo esterno, Ma questa credenza è per i vedantini arbitraria, ingiustificata, dovuta alla ignoranza, alla Maya. Non diciamo noi con altre parole la stessa come allorché togliendo'alle credenze il loro valore intimo, le manteniamo soltanto come epifenomeni della volontà e dell'azione ?
La filosofia delle scienze del Le Roy, del Mach e quella dei contingentisti, rappresentano il passo più avanzato su questa via della riduzione del mondo alle nostre credenze, e della conseguente distruzione del mondo con l'indebolimento delle credenze stesse. La verità intellellet-tuale, viene considerata come qualche cosa che si evolve
(i) Consultare Sankàrachàrya, passim.