nè ideale nè reale
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denze, nonché reggerla e nobilitarla, sono il suo risultato, e non sussistono senza di essa.
Ma nella pratica dell' azione le cose stanno ben diversamente. L'uomo di quattro secoli fa agisce intensamente, con entusiasmo e con sicurezza ; egli che solleva idealmente la credenza al di sopra dell'atto, è invece l'uomo pratico e attivo per eccellenza. I risultati dei suoi sforzi, guardati con occhi del ventesimo secolo, sono incalcolabili. L'uomo attuale invece, che deifica l'azione, è assolutamente incapace del più piccolo movimento ; è privo di orientazione, di meta, di impulso di perseveranza, e dell' amore stesso per 1' azione, poiché gli manca « la ragione per agire ». Rassomiglia a quei velieri che talvolta s'arrestano immoti nelle calme oceaniche, quando nessun alito di vento increspa l'onda, e la pesante immobilità atmosferica, lascia tese le vele e sonnolenti i marinai. Così l'atmosfera morale post-critica e post-romantica, lascia immota 1' anima umana sulla queta superficie della vita; nè alcuna forza viene a turbare la inerte sonnolenza degli spiriti.
Come s' è prodotto questo stato di cose ? Come la fantastica navigazione dei piloti del romanticismo, come la frenetica demolizione dei picconieri delle critica, hanno condotto a questo punto ? Come mai la marcia verso la ricchezza dell' anima ha condotto invece alla povertà ed all' inanizione ?
Chi guarda bene addentro al periodo romantico vede subito che il suo carattere principale e distintivo stà nella contraddizione. Il classicismo era caratterizzato dalla proporzione, dall' armonia della logica, e dalla conseguenza — questi caratteri si riscontravano in teoria nelle costruzioni sillogistiche e dogmatiche e in pratica nella sicurezza dell'azione, tendente al limite estremo dei vari formalismi e delle varie ipocrisie della condotta (civismi, farisaismi, etc.).
Il romanticismo invece covò nel suo seno mille an titesi, e fu esso stesso tutta una grande antitesi, che con