Stai consultando: 'Leonardo Rivista d'idee', Anno 1906

   

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Leonardo
Rivista d'idee

1906, pagine 390

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   leonardo
   tro secoli fa, sentiamo subito a che punto siamo arrivati. A quella domanda l'uomo di quattro secoli fa, avrebbe risposto recitando il suo credo dogmatico — cattolico o protestante — e raffigurando nelle parole un mondo spirituale, altrettanto certo e completo quanto quello materiale. Noi invece saremmo costretti a rispondere in questi termini : « Crediamo che le credenze individuali rappresentano, non. già le realtà affermate nel loro contenuto, — sulla cui esistenza esse non dicono nulla, — ma bensì la costituzione emozionale e volitiva dell' individuo, sottostante e fissata nel temperamento intellettuale ». Se poi dopo questo apprezzamento generale sull'origine e, sul valore delle credenze, noi insistessimo nel voler conoscere la credenza individuale di colui che stiamo interrogando, contentandoci anche di richiederla « come espressione personale destituita di valore dogmatico positivo » difficilmente noi potremmo ottenere una risposta qualunque.
   In realtà non si crede, se la credenza non ci fa fede di una realtà che va oltre 1' individuo. Dire io credo ed aggiungere che però le credenze rispecchiano soltanto la nostra natura intima, significa soltanto dire con poca chiarezza « io non credo ». Ecco perchè negli spiriti critici la credenza non si produce, nonostante che la critica lasci la possibilità teorica della credenza stessa. Ma la fede è cosa pratica.
   Veniamo ora all' azione. Bisogna distinguere l'apprezzamento teorico dell'azione, dall'azione in sè stessa. L'uomo di quattro secoli fa, avrebbe, in teoria, apprezzato poco 1' azione materiale in confronto ai fini spirituali della vita e cioè agli ideali. L'azione è un mezzo ; il suo valore e la sua utilità stanno soltanto nelle sue giustificazioni assolute, vale a dire nelle credenze che costituiscono la fede individuale. Per l'uomo nuovissimo, liberato da tutti i dogmi, il criterio di giudizio è radicalmente invertito. L'azione ha valore per sè stessa, indipendentemente dalle proprie giustificazioni — le ere-