nè ideale nè reale
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ridotta ad una teoria filosofica dell' impossibilità della filosofia.
La strada della critica è cosi percorsa fino all'estremo. Le credenze dogmatiche sulle realtà, esterne o interne vengono soppresse. Le autorizzazioni assolute ad agire in un certo modo, o in vista di certi fini, spariscono. Nè per questo, le sensazioni relative acquistano — come nel dogmatismo positivista — un maggior valore ; poiché questa « relatività » è macchiata anch'essa dal peccato originale di una critica insufficiente. Ad un capo della strada stanno Locke, Hume, Berkeley, Kant, all'altro James, Schiller, Bergson, Le Roy, Mach.... e con questi nomi la crociata della critica è definitivamente compiuta ed il periodo romantico è chiuso per sempre.
Noi — i sopravissuti — inventariamo le rovine e i frammenti, li disponiamo sapientemente nei musei spirituali per uso dell' umanità avvenire, e facciamo inoltre quello che gli intellettuali demolitori dell' intelletto non hanno mai fatto : assaporiamo la natura morale dell'opera loro.
Quest'opera è stata l'estrema credenza che ha riempito la vita degli ultimi intellettualisti ; per noi essa è il frutto di cenere che ci colma la bocca, è il tragico miraggio di vuoto che ci si apre dinnanzi, dell'abisso che ci circonda da ogni lato, sicché mentre credevamo di poggiare ancora sul terreno solido, ci sentiamo d'improvviso sospesi e trasportati nel vacuo, da un'ultima forza originaria la quale, rimasta inconsapevole ad onta di tutti i nostri sforzi, è la sola che non ci abbandona alla grande caduta. Lucifero cadde, perchè in lui l'intelletto aveva fatto quell'estremo passo della conoscenza e dell'orgoglio.
Gli abiti sono 1' uomo.
Esaminiamo attentamente la nostra posizione.
Se supponiamo che la domanda: « Che cosa credete? » sia rivolta a noi e in pari tempo ad un uomo di quat-