Stai consultando: 'Leonardo Rivista d'idee', Anno 1906

   

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Leonardo
Rivista d'idee

1906, pagine 390

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   [.a voce
   211
   al mare, e mi faceva guardiano di faro, illuminatore delle notti, investigatore di viaggiatori lontani e di crociere misteriose.... Ed ero sempre più solitario d'un palombaro e più solitario d'un guardiano di faro.
   Ma ora, ciò non può durare. Sono stati quindici lunghi anni di lavori forzati, e ora non bastano più a svegliarmi i lavacri e a sostenermi gli eccitanti. Il mio corpo è stanco. Stanco della rinunzia, stanco d'essere schiavo, stanco del lavoro, stanco di tutto. Ciò deve finire, ciò finirà presto, più presto di quel ché non si possa immaginare, forse domani, forse fra un poco, forse subito, appena si presenterà l'occasione. Non posso lasciare la voce e non posso servirla più. Mi sottrarrò a lei e mi sottrarrò a me stesso. Voglio piuttosto non essere più, che durare in questo impossibile volontariato della voce, forzato del suo pensiero, galeotto della sua fantasia.
   Voi amici, che appartenete alla triste contraternita dei dannati della voce, voi che aveste il coraggio di accettarla — non so con quali patti : di gloria vicina o lontana, o d'ebbrezza solitaria eternamente ignorata — voi giovani pallidi che vedo passare per vie solitarie cercando il silenzio terribile dell'anima e godendo degli artigli dell'avvoltoio che vi rapisce in alto, non mi stimate troppo vile; forse un giorno anche voi sarete stanchi, e preferirete come me la morte alla vita senza la voce.
   Giuliano.