Stai consultando: 'Leonardo Rivista d'idee', Anno 1906

   

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Leonardo
Rivista d'idee

1906, pagine 390

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   la voce
   20i
   gno ozioso e affaticante, l'irrequietezza e la vog lia di cambiare, — tutta la mia famiglia mi fu d'attorno per levarmi il mezzo d'avere la voce. Mi bisognò essere prodigo come un giocatore per pagarmi questo lusso d'accettare la voce, quando mi venne a chiedere il permesso di abitare in me, per tutta la vita. Così prodigo dovetti essere, che non mi restò più nulla, e dovetti donare anche il mio futuro, anche il possibile, anche le eredità venture, anche i « se » e i « ma » e i « forse » di cui è fatta gran parte della nostra più opulenta ricchezza. La prima e principal cosa che vuole la voce è di avervi tutti per sè, tutti quanti, senza partecipazione o divisione ò compatimento d'altri diritti; senza tenere conto dei legami, dei progetti, dei giuramenti e neppure di voi stessi e delle vostre forze. Una volta accettata, è tirannica. Si impone, vi comanda e se non obbedite vi spaventa. Mi dicono alcuni che riescono ad ucciderla, o per lo meno a legarla assai bene, sicché non la si sente più che nel fondo fondo, nella cantina delle loro anime, a certe ore in cui i rumori della via s' acquietano. Ma stento a crederlo.
   La prima volta che ho viaggiato con la voce, mi ha condotto in una città senza moto, come una faccia stupida, come una maschera di paralitico su cui si sia fissato in eterno lo strappo venoso dell' accidente. Era solcata da vie strette, cupe e spaurite, assolutamente immobili, senza convulsioni architettoniche, nè indecisioni di piano. Non v' era nulla di vivo, neanche gli occhi marmorei d' un mucchio di serpenti che riempivano la vasca vuota d'una fontana. E sono giunto a un palazzo rococò, d'una architettura troppo galateo, superiormente educata — senza ironia e senza beffe. Il palazzo era disabitato — ma in una grande sala illuminata con uno sfarzo atroce di luce falsolunare stava una bambola di grandezza umana, vestita con le mode delle giovani romantiche tedesche, gonfia la sottana di crinoline, strette le maniche al braccio e con un cappello da pastorella sopra i capelli colore di birra. E non mi ha appena ve-