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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di Oristano
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   Si annoverano nel territorio parecchi bacini, in cui stagnano le acque, e tre ponti sui fiumi, che lo bagnano. Dei suddetti bacini, alcuni, prosciugandosi nell'estate, lasciano uno strato dì sale, che viene raccolto liberamente dagli abitanti del Comune, nonché da quelli dei vicini e lontani villaggi, che vi si recano appositamente. Dalla spiaggia del Peloso, movendo ad est verso il paese, stendesi un tratto grandissimo di circa 3000 giornate coperto tutto di arene fine e candide, detto Is arenas bìancas, dove non nasce fil d'erba e mal si può camminare, perchè i piedi sprofondatisi: vi si veggono grandi mucchi arenosi simili a collinette dette Tuvus. Qui esistevano le antiche saline, e quel territorio perciò è ancora detto le Saline del Peloso.
   La parrocchiale, situata all'estremità dell'abitato, verso est, e dedicata a Santa Sofìa, è a tre navate e ricca di marmi, con tre altari a ciascun lato ed annesso un campanile, vantato per altezza dagli abitanti, scamozzato nella notte del 13 dicembre del 1805 da un fulmine e riattato con un nuovo cupolino solo nel 1838. Si leggono nella chiesa quattro iscrizioni indicanti gli autori delle varie opere eseguite in vari, tempi. Altre due chiese minori nell'abitato e due nella campagna.
   Grano, orzo, fave, legumi, meliga, molte specie di fruttiferi ulivi, vino in copia e pregiato, specie la vernaccia molto ricercata, bestiame, abbondanti pascoli cacio fino o affumicato di buona qualità. Oltre il filare e il tessere della tela, le donne fabbricano, col fieno e coi giunchi, crivelli, canestri. Canestrini e corbe, che mandansi per tutta l'isola e si vendono per varii usi. Due Nuraghi e vestigia di altri distrutti per asportarne i materiali.
   Cenni storici. — Di questo paese è fatta menzione sotto l'anno 1387 nella nota dei Comuni della giratoria di Milis, che nominarono il loro sindaco per la pace di Eleonora di Arborea col re di Aragona. Nel 1794 vi si ripercossero i moti suscitati in molti punti dell'isola per opera di Gio. Maria Angioi.
   Coli, elett. Oristano — Dino. Oristano.
   Seneghe (2285 ab.). — Sorge a 400 metri circa, sulla cima di un colle, che elevasi nella falda meridionale dei Menomeni, altrimenti detti Monti di Santu Lussurgiu, in aria salubre, con vie irregolari e case come nel Campidano, ma in pietra. Parrocchiale di San Sebastiano e quattro chiese minori. Grano, orzo, fave, legumi, lino, vino, alberi da frutta, due selve di ghiandiferi, bestiame, formaggi, selvaggiume.
   Trovasi nel territorio di Seneghe il ManteferrU, il gigante dei vulcani sardi spenti, di cui abbiam detto ne]\'Introduzione al circondario, cosi chiamato anticamente per la presenza di un minerale di ferro (oligisto micaceo) e riconosciuto anche argentifero in roccie vulcaniche Nel letto e nelle pareti della miniera la roccia tra-chitica è alluminifera e contiene del solfato di ferro. La miniera trovasi a ovest e non molto lungi dal paese e dal porto o seno di Santa Caterina di Pittinuri, da cui esportavasi il minerale nei tempi antichi e forse quando esisteva il regno di Arborea. Il minerale consiste in ferro oligisto e si mostra allo scoperto sulla diritta di una valletta, detta di Montami. La vena metallica ha da due a tre metri di spessezza, ed è stata saggiata in tre diversi punti. I lavori, che veggonsi praticati, sembrano di qualche importanza, e pare che abbiano potuto alimentare le fabbriche per la fusione, delle quali appaiono le vestigia verso il mare.
   In un luogo detto Zurgudida è una fonte, a cui si attribuisce la virtù di domar la febbre continua. Credesi contenga del nitro, ma non si sft che essa sia mai stata analizzata. Molti febbricitanti vi si sogliono recare nella buona stagione e portasi loro anche l'acqua a domicilio affinchè la bevano qual medicina.
   Annoveransi nel territorio otto Nuraghi l'ingresso dei quali è alla statura ordinaria, salvo uno, in cui è molto basso. In un luogo detto Serraligius una pietra lavorata a piramide e infissa nel suolo ergesi due metri poco discosto dall'abitato.