Mandamenti e Comuni del Circondario di Oristano
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Nei dintorni, verso la chiesa di San Martino, rovine dell'antico oppido romano di Berve, da molti ritenuta città fenicia per l'etimologia del suo nome, derivante da ber, che significa pozzo, e che tuttora conserva quella regione. Inoltre vi è una vasta necropoli con monoliti conici, e in cui si rinvenne una corona d'argento ancora attaccata al cranio del cadavere.
Di questo Comune è frazione Mulargia, che sorge sull'antica Malaria dei Romani, come ne fa fede una pietra miliaria ivi rinvenuta coll'iscrizione: 1 . molar. Nel monte Santa Padre è da notare il nuraghe di Santa Sarbana o Sabina, a due piani, assai ben conservato e la chiesa omonima, che sorge ivi presso, di stile bizantino.
Cenni storici e Uomini illustri. — Era compreso in addietro nel feudo dell'In-contrada del Margina e appartenente al ducato di Gandia e diede i natali a D. Domenico Fois, autore di un trattato di giurisprudenza criminale e a Francesco Angelo Dessi, giureconsulto che fondò la chiesa di San Michele in Cagliari e donò 100,000 lire all'ospedale pure di Cagliari.
Coli, elett. Macomer Dioe. Alghero - P2 T. ivi, Str. ferr. nella fraz. C'am/teiia.
Mandamento di MILIS (comprende 6 Comuni, popol. §016 ab.). — Territorio bagnato dal fiume Santu, poco esteso e in grati parte in pianura, per cui manca la selva ghiandifera e cedua, ma vi lussureggiano invece i cereali, la vite, gli alberi da frutta e sopratutto gli agrumi.
Miiis (17:27 ab.). — Giace alla falda meridionale della gran massa dei monti Memmeni, detti ora Lussargiesi, dal paese di Santa Lussurgiu in vetta. Il fiume, che bagna il territorio, scorre presso l'abitato, il quale lascia a destra e passa sotto due ponti assai vicini e di antica architettura. La parrocchiale di San Sebastiano pare sia una chiesa votiva per la cessazione di una pestilenza. Quattro le chiese minori, una nel paese di antica costruzione, dedicata a San Paolo, l'altra a Santa Vittoria e le due rimanenti nella campagna. La forza produttiva del terreno ò in molte parti meravigliosa; però è tanta la parte occupata da giardini e dagli agrumeti che poco spazio rimane ai cereali e ai legumi. Le prossime regioni vanno rinomate; per le viti. Ma la gloria di Mills è la Vega, come chiamano i Sardi una valle irrigata, coltivata e di ubarti straordinaria.
Lungo la sponda del suddetto fiume stendonsi, per lo spazio di 5550 metri circa di lunghezza e 420 di larghezza, i celebri Giardini di J\hlis, paragonati, dal bibliotecario di Versailles, Valéry, a buon diritto agli Orti delle Esperidi, visitali con meraviglia e diletto dai viaggiatori, e, nel 1829, da Carlo Alberto, quando era ancora principe di Carignano, e nel 1841 da Vittorio Emanuele, principe ereditario. I cedri, i limoni, i bergamotti, i chinotti, gli aranci di varie sorta in quella distesa possono ammontare approssimativamente a più di 300,000 alberi, senza tener conto delle piante giovanissime affollate in piccoli spazi o piantonaie, che si allevano per la vendita. Ammettendo che ogni albero produca in media e maturi 200 frutti (e alcuni ne danno oltre a 500), si ha un totale di 60 milioni di aranci, limoni, cedri, ecc., produzione superiore a quella di tutti insieme gli agrumeti della Sicilia, della Cornice, della Itiviera di Salò, del Napoletano. Al tempo della fioritura è una voluttà deliziosa aspirar l'aria impregnata di quella grata fragranza, che espandevi a gran lontananza. Primeggia fra tutti il giardino Zilidas del marchese Boyl, descritto con stile lussureggiante appunto come gli aranci, dal padre Bresciani, il più vasto di tutti, come quello che contiene circa 7000 alberi, fra cui uno assai colossale, detto dagli abitanti su rei de is arangius (il re degli aranci) tanto ammirato da Carlo Alberto, a ricordo della cui visita leggonsi scolpite le seguenti parole in dialetto sardo meridionale : Carlus Alberta liei nostra ìiat visitau custa Vega su 18 de maiu desti 1829 (Carlo Alberto, re nostro, ha visitato questa Vega il 18 maggio del 1829).